sabato 20 ottobre 2018

Cosa aspettarsi dal workshop Living Your Human Design


La traduzione di Living Your Design è Vivi il tuo disegno (genetico). A che cosa serve questo tipo di corso?

Non possiamo ricreare artificialmente le situazioni che ci fanno soffrire e risolverle in un weekend. Quello che facciamo però, è dire alla persona dove guardare per vedere qual è il meccanismo strutturale che sostiene il ricadere nella medesima situazione percepita come dolorosa o soffocante o limitante.  

Il meccanismo è qualche cosa che si agisce fisicamente, non è un costrutto mentale ma asseconda una certa intelligenza che lì per lì a volte ci sfugge perché ci siamo abituati a vivere la disarmonia come integrata e “normale”.

Fortunatamente si tratta di un’intelligenza logica che ci permette di scomporre le dinamiche comportamentali che agiamo a livello di singolo centro del proprio disegno, ma anche a livello di due o più centri contemporaneamente che assieme sostengono una certa strategia che ci fa stare nel disagio.


Metaforicamente parlando, è come comprendere come funziona il fegato come entità a sé ma anche come funziona assieme agli altri organi del corpo. Poi si può comprendere come, in seguito ad un mal funzionamento del fegato, quali organi a lui direttamente o indirettamente collegati contribuiscono al diffondersi il malessere in tutto l'organismo.

Il centro è qualche cosa che viviamo, come lo è il disegno nel suo insieme, lo viviamo con il corpo, non solo con la mente. Infatti, ci accorgiamo che qualche cosa non va quando il corpo mostra la disarmonia che è spesso sostenuta dal mal funzionamento delle nostre abilità percettive mentali.

Pertanto la consapevolezza mentale deve vedere in modo nuovo e riconoscere i meccanismi sani da quelli che non lo sono. Naturalmente ogni partecipante ha i suoi, come ogni disegno genetico è diverso uno dall’altro. 

Per tale ragione l’informazione trasmessa durante il seminario accede prima attraverso la mente in modo logico, poi naturalmente arriva al corpo che la vivificherà portandola nella vita in modo concreto attraverso una serie di decisioni quotidiane che rispettano finalmente la nostra natura profonda, quelle che tecnicamente sono definite come Strategia e Autorità.

In sostanza questo potrebbe essere lo slogan che descrive il potenziale di questa esperienza:

Asseconda la tua natura, conosci i tuoi meccanismi di funzionamento individuali, accorgiti tutte le volte che il condizionamento ti porta via e decidi sulla base di quello che per te è affidabile

Ogni centro è moltissimo, è uno scenario, ci mostra le nostre attivazioni genetiche strutturali, ha delle corrispondenze biologiche, una specifica biochimica e di conseguenza si traduce in una certa psicologia. 

Può essere aperto o definito e quindi funzionare in modo fisso o mutevole secondo il condizionamento che stiamo vivendo nel momento. E’ la vita in noi. 




Non è difficile accorgersi di che cosa ci accade nel quotidiano quando non rispettiamo i meccanismi di funzionamento di ogni singolo centro a seconda che sia aperto o definito. Il corso insegna come osservare e in quale direzione.
  • La Gola è lo scenario del manifestare e di rendere le cose visibili
  • La Testa è lo scenario di quali sono le domande che per noi hanno valore 
  • Ajna è il nostro scenario mentale, come siamo disegnati per pensare 
  • Il centro G è lo scenario di come siamo disegnati per esprimere amore verso noi stessi 
  • Il centro Sacrale è lo scenario del fare e generare 
  • Il Plesso Solare ci parla su come siamo disegnati a vivere il complesso ventaglio emozionale umano 
  • Il centro della Milza definisce come siamo disegnati per ritrovare il benessere nel corpo e mantenerci in salute 
  • Il centro delle Radici come siamo disegnati a gestire qualsiasi forma di stress e pressione 
  • Il centro del Cuore come definiamo il nostro valore personale e raggiungiamo gli obiettivi.  

Nessun training particolare quindi, si tratta dell’esperienza dell’accorgersi di come funziona la forma, come è stata creata per funzionare nel suo insieme e in modo approfondito e dettagliato, come funzionano alcune sue singole parti (centri).

Spesso le cose non cambiano perché non le osserviamo dal verso giusto, spesso osservarle dal verso giusto equivale a scoprire che non possono cambiare perché sono una parte essenziale di noi mai valorizzata e ingiustamente considerata come non funzionante o importante. 

Osservarle dal verso giusto può essere anche accorgersi che certe qualità che credevamo nostre, sono riverberi di condizionamento e pertanto non affidabili e non abbastanza forti da sostenerci nelle nostre decisioni, anche le più banali. 

Lasciare andare qualche cosa che non funziona per noi, ha lo stesso valore che riappropriarsi di quello che funziona e che avevamo dimenticato di possedere.


Monica Comar, consulente Human Design e LYD Guide



giovedì 18 ottobre 2018

Centro G: l'evoluzione del Sè


In questi tempi vanno di moda il concetto di evoluzione e il tentativo di stabilire il proprio o altrui livello evolutivo.


Nonostante il progressivo e inevitabile decadimento delle religioni ormai incompetenti a rispondere alle domande su quel che c’è dopo la morte e sulla paura dell’annullamento, e finito il loro effetto anestetico sulle coscienze, il loro imprinting fa fatica ad andarsene tanto che abbiamo sostituito il termine di bravo e fedele praticante con persona “evoluta”. 

Se non hai vissuto compiendo buone azioni sarai punito con la retrocessione evolutiva e la prossima vita ti tocca ripetere tutto daccapo per recuperare il malfatto. Perciò fai il bravo, evolviti attraverso il compimento di azioni moralmente corrette (che cosa significa morale è tutto da vedere). Il tutto funziona meglio se neghi la tua natura, specie se la tua natura contravviene a qualche etichetta buonista. Il sacrificio è sempre ben visto, rimane comunque un lasciapassare per il paradiso.

Come specie siamo avidi consumatori di sedativi per sopperire alla sofferenza dell'essere. Uno lo abbiamo trovato, è il Sé evoluto. Perciò vestiamo tale ruolo con dedizione e per definirci come evoluti ci comportiamo o non ci comportiamo secondo etichetta. Lui è più evoluto di me, lei è meno evoluta di quell’altro.. oppiacei spirituali.. 



Quando in un disegno si trova la combinazione Ego aperto/G aperto, mi sono accorta che uno dei meccanismi di distorsione: “ti dimostro (Ego aperto) chi sono (G aperto)”; si è trasformato, in “ti dimostro che io ho un Sé evoluto” perché faccio questo o non faccio quell'altro.. In realtà il senso di valore personale di chi ha un centro dell’Ego aperto nel disegno, è quasi sempre soffocato, a volte capita che si rafforzi con la denigrazione dell’altrui Sé che deve risultare più involuto.

Il centro G che definisce il nostro senso di identità e direzione, esprime anche il nostro modo di amare la nostra individualità. Ci insegna che non ci sono vite o persone migliori di altre. Ci sono vite in cammino, e per percorrere alcuni cammini si devono vestire certi abiti "oscuri", ma questo è compreso nel pacchetto vita, il che non implica una graduatoria, un premio, o una punizione, tanto meno un giudizio di valore. 

Personalmente trovo piuttosto complesso definire il concetto di Sé, definizione limitata dalla consapevolezza individuale, dall’uso e abuso del termine che ha accezioni diverse a seconda della disciplina che ne fa uso, ma soprattutto dalla difficoltà di attribuire dei confini al suo significato profondo perché le parole non bastano, e perché le parole, per loro natura, sono a loro volta limitate.

Per concludere, che dire delle questioni prettamente materiali concernenti il centro dell’Ego: "chiedo un corrispettivo perché quello che faccio ha un valore e mi richiede un certo sforzo"? Passano in secondo piano. Non puoi chiedere denaro per quello che fai perché non lo vali, ma ti devi pur nutrire.. Allora nutri il vuoto d’amore che non provi per te stesso perché hai vestito un ruolo fittizio con l’ammirazione che ricevi per il tuo sacrificio, che è pur sempre una moneta di scambio, ma non troppo materiale e terrena altrimenti c’è il rischio di essere bannati dalla vita eterna..

Monica Comar, consulente Human Design e LYD Guide