mercoledì 10 luglio 2019

La Mappa non è il Territorio


Quando guardo l'orizzonte verso nord, vedo i monti che separano il Friuli dall'Austria. Visti da lontano nelle giornate di sole e con l'aria pulita hanno contorni ben definiti e sfumature di colore che la luce del sole esalta al punto tale da rendere il panorama quasi irreale. Sono veri? Mi chiedo a volte.. Esistono veramente? Sembrano delle immagini da rivista.



Se decido di avvicinarmi per osservarli più da vicino, da un lato comincio a perdere la visione d'insieme, dall'altro entro nella profondità e nella complessità del paesaggio e tutto diventa più reale, concreto e fisico.

Mi avventuro lungo strade sterrate e colgo particolari che non avrei mai potuto percepire a distanza. A volte mi sorprendo di quello che trovo, specie quando sono letteralmente invasa dai profumi di un bosco, ad esempio, altre volte mi scopro delusa perché certi versanti sono spogli di vegetazione e quei colori che da lontano cambiavano tra il grigio e il verde non li trovo più.

Il territorio a volte è inaccessibile e contraddice l'immagine perfetta e ideale che mi ero creata osservandolo da lontano. 

Accade un po' così quando osserviamo una Rave Chart. Si tratta di una immagine bidimensionale che racchiude moltissime informazioni su di noi. E' una mappa che codifica i nostri meccanismi di funzionamento, ma se non li viviamo in prima persona, si risolve a essere una descrizione ideale, quasi illusoria e limitata di noi. Un puro potenziale.

Vivere il proprio disegno assecondando la nostra natura individuale spesso significa sorprendersi di sé stessi ma anche, a volte, rimanere delusi da sé, specie quando cadono le illusioni che abbiamo su chi siamo e chi crediamo di essere. E qui non intendo la solita frase che "tu sei di più di quello che sembri", non è questo il punto. Il punto e che solo sperimentando il territorio con le sue asperità e le sue dolcezze siamo in grado di accertarci di quali siano le nostre risorse e i nostri limiti per ritrovarci più veri e umani e un po' meno artificiali o omologati.

Con il Living Your Human Design entri nel tuo territorio personale con nuovi strumenti, incontri la tua bellezza ma anche le tue contraddizioni, la tua luce e la tua ombra. C'è qualcuno che ti sostiene in questo processo di riscoperta e riorganizzazione interna, specie quanto ti ostini a occupare tempo, risorse ed energie a costruire un ponte per attraversare un fiume quando invece sarebbe più semplice assecondarlo perché più giù lo puoi guardare senza sforzo godendoti la frescura dell’acqua sulle caviglie.

E' un viaggio di riscoperta dove siamo guidati a volgere lo sguardo nella direzione corretta. A volte sarà piacevole osservarsi da vicino e senza veli, altre volte un po' meno, sarà scomodo, specie quando incontriamo i nostri limiti e ne fraintendiamo, la natura il senso e il potenziale. 

“Tutti dobbiamo accettare la nostra natura e compensarla in modo intelligente. Nel momento in cui comprendi le tue meccaniche di base, quello che viene messo nelle tue mani è uno strumento. Sappi che ti viene dato un modo di vedere. Questo è il modo in cui lavora, come trarre vantaggio da tutto ciò (dalla tua natura)” Ra Uru Hu® - Copyright Human Design Italia
A tutti gli effetti questo è l’inizio di un viaggio con se stessi dentro la vita ma con occhi nuovi e nuovi strumenti. Molte cose appariranno chiare, altre le giudicheremo ingiuste. Ci potranno essere dei momenti in cui ci colpevolizzeremo altri in cui molleremo le resistenze arresi a ciò che siamo. C’è chi ride e chi piange, chi se la prende, chi se ne vorrebbe andare ma poi rimane. Non è solo un corso è soprattutto un’esperienza che facciamo assieme.
Se vuoi partecipare e hai bisogno di qualche info in più, questo è il link con il prossimo evento in programma.

Monica Comar, consulente Human Design System - LYD Guide


lunedì 6 maggio 2019

Human Design® non è qualcosa a cui credere ciecamente..

Human Design® è una disciplina che fornisce molte informazioni: 
a) alcune sono immediatamente osservabili
b) altre devono essere testate individualmente
c) alcune sono state delle rivelazioni e poi confutate
d) altre ancora non sono immediatamente verificabili, mi riferisco a quelle relative alla cosmologia ad esempio (origini del cosmo..).

Queste ultime possono essere inserite tra le cose a cui si può credere facendo un atto di fede. Un po' come avviene per una religione, in effetti.

Personalmente non ho né la struttura mentale né fisica per fare viaggi nel tempo (avanti o indietro), o viaggi interstellari per verificare la faccenda delle origini del cosmo. Lo farei se potessi. Sta nel mio disegno, ho bisogno di sapere.. Per cui il mio approccio a Human Design® tende ad essere pragmatico. Trasmetto nel mio messaggio quello che è osservabile e verificabile con l'esperienza individuale che viene fatta su questo pianeta con questo corpo fisico. Lo preciso perché per me non contano molto le esperienze puramente virtual/mentali, seppur belle a volte..

Non considero Ra Uru Hu (Robert Allan Krakower) - colui che ha trasmesso questa conoscenza - un guru o qualcuno da idolatrare come fosse un dio. Mi dispiace non averlo conosciuto e gli sono profondamente grata per l'enorme lavoro di diffusione che ha svolto e il contributo che ha dato. E' tra le persone che ammiro - anche se non più in vita - per l'intento che aveva di portare sollievo e soluzioni alle persone che sono imprigionate in una gabbia senza sbarre creata da loro stessi, dalla loro stessa mente. Mi piace la frase che Ra usava dire: "non credete a quello che dico, ma sperimentatelo". 

Mi interessa andare sul pratico quando parlo di Human Design®. C'è una parte di informazione che non è sperimentabile che sono costretta a prendere per buona. Mi verrebbe da dire che siccome le informazioni riguardo al funzionamento dell'essere umano ci azzeccano sommate a quelle che nel tempo piano piano sono state ampiamente confutate, allora per estensione tutto ciò che è stato da lui rivelato sia vero (mi riferisco qui sempre alle informazioni relative all'origini dell'universo e tutta quell'insieme di info lì). Ma non lo faccio. Preferisco dire. "non so se è vero". 

Aggiungo che, per mia natura, termini come illuminazione & co. li guardo con sospetto. 

Lo ripeto, mi interessa l'uso pratico dello strumento perché che lo si voglia o no, questo piano nel quale ci troviamo è un piano materiale denso e osserva certe regole per funzionare. Quando si comprendono le regole si stabiliscono i limiti che possono essere superati rispetto a quelli che no, non ci è dato modo di superare, non per il momento. Se lanci una mela quella prima o poi cade a terra perché la gravità è qualcosa con cui dobbiamo interagire.. 



Pertanto contravvenire a una regola può significare compromettere il funzionamento della bio forma (corpo), come il contrario, rispettare una regola la preserva da danni irreparabili.

Io stessa medito a volte, io stessa cerco di ripulirmi da pensieri/tossina ascoltando musica o stando nel silenzio ad ascoltare il mio respiro. Ma poi, quando apro gli occhi, torno al corpo e quello ha le sue regole. Se chiudo gli occhi sono su una spiaggia e questo aiuta il mio sistema a scaricare lo stress, ma quando apro gli occhi sono nel mio studio sulla sedia, alle prese con la mia vita e le mie decisioni che potrebbero continuare a ricondurmi a situazioni stressanti (nella migliore delle ipotesi).

Quindi la soluzione è decidere in modo corretto in modo tale da trovarmi in situazioni congeniali dove lo stress è quello necessario, dove le prove da superare sono le mie prove, dove le lezioni e quello che imparo sono le mie lezioni. Per cui, è importante ad un primo livello, usare questi strumenti in modo costruttivo con una lettura e poi con il seminario Living Your Design. Poi, se uno vuole continuare a investire su se stesso, andare un pò più a fondo mano a mano che si crea spazio e siamo disponibili ad abbracciare altre personali verità e a radicarci sempre di più nella propria natura individuale, allora c'è il corso ABC del Rave. 


Monica Comar, Consulente Human Design® e LYD Guide.