mercoledì 13 febbraio 2019

Perché usiamo le parole "Tutti", "Noi", "Io"

Ci sono tre possibili dimensioni interiori che ci contraddistinguono come specie umana:
  • la dimensione individuale
  • la dimensione tribale
  • la dimensione collettiva


Se nel nostro disegno abbiamo attivate una o più di queste forze vitali, queste orienteranno la nostra prospettiva, ci faranno vedere le cose e la vita colorate di una frequenza individuale o tribale o collettiva, o un mix tra queste.


La dimensione collettiva usa la parola tutti. Tutti siamo uomini, tutti abbiamo sete, tutti nasciamo, tutti moriamo. Questa cosa va bene per tutti, questa cosa funziona per tutti, dobbiamo condividere ed estendere questa cosa a tutti. 

Qui è necessario stabilire e condividere regole che valgono per tutti, senza alcuna distinzione. E' pratico, funzionale e saggio organizzare le masse.

Come conseguenza dovrà essere impersonale. Che ti chiami Mario o Alfredo, che tu sia uomo o donna, fai parte del tutti. L'uomo in sé è uno tra la folla. Se guardi la Terra dall'alto, vedi gli uomini come piccoli puntini in movimento, non distingui uno dall'altro, sai che tutti camminano e necessitano di ossigeno per vivere.

Chi ha definizioni (canali) collettivi porta con sé questa visione, la visione al tutti. Realizzare la propria esistenza avrà a che vedere con il tutti in qualche forma. 

Ma il tutti non va bene in ogni circostanza, viene riadattato a seconda della situazione. Noi che viviamo in Italia parliamo l'italiano, chi più chi meno.. Quello che ci lega sono tradizioni e principi, bisogni comuni, senso di appartenenza che si percepiscono subito appena si varca il confine. Il territorio, inteso come limite fisico spaziale nel quale ci sentiamo noi ci dà sicurezza, definisce anche l'ambiente all'interno del quale ci sentiamo protetti e supportati. La dimensione impersonale crolla per arrivarne a una decisamente più intima. Se ci conosciamo e abbiamo gli interessi in comune allora apparteniamo a questo noi e oltre a noi ci sono tutti gli altri.

All'interno di questa dimensione tribale, una persona non riesce facilmente a pronunciare le parole tutti e io, gli paiono strane. Se le pronuncia sono percepite come una minaccia. Non si può, non è permesso irrompere e scombinare i piani, i progetti, gli accordi, rivoluzionare i valori profondi, trattare tutti allo stesso modo..

Se invece pensiamo alla dimensione individuale, l'io è qui per essere se stesso al di là del noi e al di là di tutti. Non gli va di accettare compromessi, non tollera l'omologazione del tutti e nemmeno le sue regole uniformi, non tollera nemmeno i principi o i legami troppo stretti del noi che non vuole accettare cambiamenti.

Se in un disegno ci sono forze vitali (canali) individuali la sua prospettiva attraverso la quale osservare la vita sarà l'io. Mal tollera il noi e il tutti. Se le forze attivate nel disegno sono collettive e la sua visione è il tutti, ma tollera il noi, e l'ioSe le forze attivate nel disegno sono tribali e la sua visione è il noi, ma tollera il tutti, e l'io. In genere in un disegno si troverà che le forze attivate possono appartenere a più dimensioni contemporaneamente, in quel caso la persona dovrà integrare questo mix di prospettive e trovare la giusta armonia tra le parti.  

Sarà un po' noi e un po' tutti, oppure un po' io ma nel noi..

Quindi a sentirsi confusi e a volte in apparente contraddizione con noi stessi ci si arriva in un attimo. Come conciliare queste forze vitali dentro di noi? E ancora, come smettere di gridare allo scandalo e cominciare a rispettare le visioni dell'altro, e a considerarle come un potenziale, non come  un difetto?

La lettura individuale all'inizio approccia a queste forze vitali, ma è attraverso il  Living Your Design_Udine 14_17 marzo 2019 che si hanno gli strumenti pratici per vivere la propria natura complessa e trasformare le contraddizioni (che sono solo mentali) in espressione fluida di se stessi.

Monica Comar Consulente Human Design System e LYHD Guide


sabato 8 dicembre 2018

ll potenziale del giusto condizionamento


Finalmente un articolo che parla dei benefici del condizionamento..

La prospettiva dalla quale partiamo è semplice e spaventosamente pratica e grazie alla propria mappa individuale è facilmente accessibile perché anche un bambino riesce a cogliere la grazia e la perfezione della geometria della forma. Quello che non è immediatamente chiaro è la ragione per cui un disegno è più o meno colorato di un altro.

Codici e formule logiche che sono stati trasformati in mappa per trasmettere un messaggio importante: 

sei unico, scopri come funzioni attraverso il modo in cui sei progettato a relazionarti con te stesso, con gli altri e con l'ambiente

Quello che ti è noto da una prima lettura del disegno è come non stai assecondando questo principio organizzativo che regola la tua forma. La causa si riassume nel fatto che durante il periodo dell'infanzia non sei stato educato a vivere la tua natura ma sei stato inserito in un programma educativo omogeneizzato per pure questioni pratiche e anche per ignoranza bla bla bla.. cose che si sanno. Si sa dove nasce il problema, ma ora c'è bisogno della soluzione. 

Possiamo prendere a prestito uno dei principi della termodinamica per farlo. Vi chiederete dove diavolo voglio andare a parare. A me questo principio è servito per capire meglio il fenomeno del condizionamento, che è un fenomeno fisico, non evitabile. 

In termodinamica:
un sistema aperto è un sistema che può interagire con l'ambiente esterno scambiando sia energia (lavoro o calore) che materia. Alcuni esempi di sistemi aperti sono i liquidi in contenitori non ermeticamente chiusi, gli organismi viventi, i pianeti, i sistemi planetari, ecc. è [Wikipedia].

Quindi non siamo ermeticamente chiusi, anche se a volte lo vorremmo..

Se applichiamo questa analogia a noi, nel Disegno quello che è bianco è aperto a ricevere, quello che è colorato e definito nel suo modo dare (nel denso di dare se stesso agli altri). 



Quindi dalla prospettiva del ricevere il condizionamento, la mappa individuale può spiegare la ragione per cui un medesimo condizionamento non ha lo stesso impatto ed effetti su ognuno di noi. 

- perché la nostra bio forma (mente /corpo) è organizzata in modo diverso da  quella di un'altra persona

- perché noi stessi mentre veniamo condizionati, condizioniamo, e questo altera tutti i processi digestivi delle esperienze condizionanti 

- perché il condizionamento ci cambia, ci trasforma, ci fa percepire la vita in un modo nuovo. 

In questo clima costante di cambiamento e mutevolezza, noi viviamo la nostra vita come delle foglie sospese dal vento. Quindi il condizionamento ci fa muovere, ci manda avanti, ma quello che fa veramente la differenza per noi, è permetterci di farci condizionare in un modo piuttosto che in un altro. Non mentalmente si intende, ma a seconda di quello che ci serve ed è utile per il nostro processo individuale sapendo che è qualche cosa che riempirà le nostre vite, che è transitorio, ci farà fare un pezzo di strada in più, ci cambierà e trasformerà, ci farà scoprire lati di noi che non avremmo mai sospettato di avere e che si possono risvegliare solo se veniamo condizionati.


Mi immagino sempre che il condizionamento abbia per me la stessa funzione che hanno le liane per Tarzan. Lo fanno avanzare nella foresta, lo proteggono dal pericolo, gli danno sempre una prospettiva nuova a seconda di quale liana lui decida di afferrare. L'abilità di Tarzan è di usare la liana per il tempo sufficiente e di lasciarla andare al momento giusto per afferrarne un'altra, di usare proprio la liana che gli serve, sia come dimensione, che per grandezza, che per lunghezza.

Il condizionamento è per sua natura temporaneo e variabile. Una volta che abbiamo bene a mente queste caratteristiche, cominciamo a capirlo e a capire quanto invece questi concetti quando eravamo bambini ci abbiamo spaventato. 
Chi lo sapeva che c'erano altre liane? Chi lo sapeva che ci si può aggrappare a più liane in una vita? Chi lo sapeva come fare ad aggrapparsi alle liane? E soprattutto.. chi lo sapeva come fare a scegliere la liana giusta? Domande..

Chi lo sapeva che alla lunga non era affatto sano rimanere aggrappati a una liana soltanto? Se Tarzan afferrasse una liana e si aggrappasse disperatamente ad essa con tutte le sue forze, questo limiterebbe il potenziale della liana che non può sostenere pesi per lungo tempo e Tarzan?.. A Tarzan verrebbe richiesto un certo sforzo oltre che un intorpidimento muscolare rimanere fermo e rigido là sopra, tanto che per starci in sicurezza l'unico modo sarebbe arrotolarsi la liana addosso così da sembrare un salame appeso, facile preda anche dei moscerini..   

E' una questione di scelte, come sempre. Scegli quale liana è corretta, scegli di assecondare il movimento, scegli di scoprire la tua natura individuale e il tuo potenziale che escono proprio grazie a chi ti sostiene nel tuo processo, perché la liana è un amico, un alleato, diverso da te, ma che grazie a te assolve anche'essa la sua funzione. 

Una volta che ognuno assolve il proprio ruolo e funzione accettando la mutevolezza degli eventi e dei momenti, si viene immersi nella vita per quella che è e per quella che dovrà essere per ognuno di noi.

Impara a scegliere assecondando la tua natura: Living Your Human Design

Monica Comar, consulente Human Design System® e LYD Guide