venerdì 21 marzo 2014

Come funziona l'Aura?


Qualche giorno fa sono stata a visitare una fiera del benessere. Quando ho varcato la porta d’ingresso mi sono trovata di fronte una gigantografia a mezzo busto di una donna. La foto era circondata da un’aura multicolore con una predominanza di rossi e aranci. Lo stand in questione offriva il servizio di lettura dell’Aura da farsi con una macchina fotografica particolare. Mi hanno spiegato che questa macchina è talmente sensibile che riesce a cogliere lo specifico tipo di frequenza luminosa che emette una persona e a trasformarla in colori. Il tutto appare sullo schermo di un computer. Molto suggestivo. Ci si vede riflessi sullo schermo, non necessariamente fermi in posa artistica, e mentre ci si muove, riusciamo a vedere questo alone colorato che ci circonda che si muove con noi.

“Naturalmente” mi spiegava l’operatore “i colori dell’Aura non rimangono fissi, dipendono dall’ambiente in cui ci troviamo, dai nostri stati emotivi, da quelli delle persone che ci circondano, da cosa abbiamo mangiato..” Fin qui, credo, chiunque ne sappia qualcosa di Aura sarà più o meno in accordo.

Questo è l’aspetto esteriore dell’Aura, ma energeticamente parlando, come funziona? Se penso alle mie percezioni personali, devo dire che mi sono trovata in diverse situazioni. Ho percepito Auree respingenti, altre avvolgenti, altre con cui mi sentivo a casa, altre ancora che letteralmente mi facevano sentire a disagio. Perciò, ok i colori, ok che i colori cambiano, ma la meccanica di funzionamento? Queste sensazioni diverse che ho sperimentato sono qualcosa di più di un colore e dei suoi mutamenti prima e dopo colazione.

Human Design System (HD) sta rispondendo a questa domanda. Lo sto sperimentando e percependo. Basicamente in HD si parla di quattro Tipi (lo ricordo ancora, Generatore, Manifestatore, Proiettore, Riflettore), come quattro sono le basi del DNA, e ogni Tipo ha la sua particolare Aura. Per essere più precisi, ha una particolare meccanica di funzionamento che è abbinata anche a un colore, a dire il vero.

Credo che se si riuscisse a percepire le Auree per la loro meccanica di funzionamento si riuscirebbe anche a individuare il Tipo che abbiamo di fronte. A che scopo? Perché ogni Tipo funziona meglio se è riconosciuto e trattato come tale, funziona meglio a tutti i livelli. Comunque per ora mi concentro sulle Auree in senso generale.

L’Aura del Manifestatore è respingente, assolve la funzione del Tipo. Io la percepisco a volte come un giocatore di rugby che a spallate, non sempre piacevoli, mi sposta dalla sua traiettoria e mi suggerisce in tono niente affatto cordiale di scansarmi. In quei momenti, non solo mi scanso, ma sto proprio alla larga.

Una persona con cui collaboro da qualche anno ormai, è stata la mia inconsapevole cavia da laboratorio. L’ho osservata e sperimentata in lungo e in largo. Quando si siede da solo in poltrona per i fatti suoi, non mi sento per niente a mio agio ad avvicinarmi, è come se sulla testa avesse un cartello a luci intermittenti “guardare ma non avvicinare”.

Quando invece decide di dirmi qualcosa e si avvicina, mi sento spinta via come da uno spalaneve. Lui non se ne accorge ma finisco spesso con le spalle al muro, tanta è la forza e la potenza di quest’Aura, forse sgrano anche gli occhi perché temo che mi trituri, sempre auricamente parlando. 

Delle ondate di rabbia, pura elettricità che si scarica come un fulmine in un cielo d’estate non ne parlerò. Un po’ mi piacciono, un po’ no. Quando un fulmine colpisce il bagnasciuga, trasforma la sabbia in una meravigliosa scultura cristallina, la sabbia non è più sabbia, e quel che ne esce è un’opera d’arte, però se per ora non trasformo il mio stato fisico in qualche altra cosa, è meglio.

L’Aura del Generatore è quella che preferisco, sempre che non sia frustrato perché in quel caso viene da sbattere la testa al muro. In genere è molto avvolgente, io la chiamo foffosa. Quando è quella giusta per il mio sistema, sento che nutre e vivifica delle parti di me che altrimenti sono tipo in stand by. Non c’è proprio altra via, quest’aura prende e avvolge.

L’altro giorno ho sentito una frase al cinema, “ognuno è un pianeta per se stesso, ognuno è un satellite per qualcun altro”. Ecco un Generatore me lo immagino come una gigantesca calamita che, posta in una stanza, attira a sé tutto ciò che c’é di metallico nei paraggi, forchette, spille, cellulari, le chiavi dell’auto, quel bottone della giacca che non trovavo da mesi.. E lei non fa nulla di base, se ne sta lì ferma, attira, come un pianeta che attira il suo satellite nella sua orbita.

L’Aura del Proiettore è focalizzata sul G dell’altro, sull’identità dell’altro. In realtà, e qui parlo dalla mia esperienza, a volta percepisco la mia Aura focalizzata sull’energia dell’altro, non sulla sua identità. Sono due cose un po’ diverse. Riuscire a distinguerle è già un passo importante.

Come Tipo, e parlando molto in generale, il Proiettore è curioso come una bertuccia, tecnicamente e meccanicamente non è interessato a tutte le “identità” che si trova di fronte. È come la faccenda del Generatore di sopra che attira quello che deve attirare, anche la mia attenzione focalizzata va, dove deve andare.

Se mi trovo in mezzo a una folla, la mia Aura “punta” qualcuno, uno per volta, accade naturalmente. A quel punto si accende una sirena interiore, tipo i lampeggianti delle auto della polizia nei film americani degli anni ’80. È meccanico. Qualcosa, di quel qualcuno, ha catturato la mia attenzione. Il perché si scoprirà, o no. Quella persona m’interessa, e l’interesse può accendersi per i più disparati motivi, s’intende.

Questa cosa non mi riesce con i Riflettori, che pare abbiano un’Aura Teflon. Attirano certamente la mia attenzione, perché sono curiosa come una bertuccia, appunto, ma se provo a osservarli da vicino, come dire, è come se scivolassi su una parete insaponata. Una fatica incredibile. Usando termini da astronauta direi “aggancio non riuscito”.

Non parliamo poi dello scambio verbale.. Se ne ascolto uno attentamente quando parla dell’ambiente in cui vive, mi pare di essere davanti a uno schermo tv, tanto che mi chiedo, ma ci vive in sto mondo? Sembra che tutto gli scivoli addosso. Che non gliene importi, insomma.

Oppure, parlano come parlerei io, usano le mie parole, mi accolgono e mi rimbalzano.  Questa non è sempre una sensazione piacevole. Hai presente quando prendi in pieno una porta a vetri in piena faccia? Mi sento così. Allora mi chiedo ma che è successo? È come se mi parlassi allo specchio e allo stesso tempo, è come se sbattessi la testa allo specchio.

Gente strana i Riflettori, :-) sono quelli più dentro la vita, in un certo senso, e sono quelli più fuori di essa. Secondo me s’intende..



Sono Monica Comar, consulente in Human Design System e Living Design Guide.

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