sabato 11 giugno 2016

Il fine giustifica il prezzo?

Leggevo un articolo sul copywriting, non so bene come sono capitata su quel blog, però quello che ho letto mi ha fatto pensare alla vita, a come si sostiene sulla vendita di qualcosa da parte di qualcuno a qualcun altro, verso un corrispettivo che può essere anche gratuito in forma materiale, o a basso costo, diciamo, ma che non lo è affatto in forma energetica, eterica o simili..

In questo articolo si citava una delle venditrici più di successo al mondo, e che nel ramo vendite aveva concretizzato risultati soddisfacenti più di qualsiasi altro. Uso il passato perché, pace all'anima sua, ha lasciato la forma fisica. In quanto donna ha superato ogni barriera sessista in fatto di vendita, veramente, considerando anche che è vissuta nel secolo scorso.


Si trattava di Madre Teresa di Calcutta. Cercava donazioni e vendeva, in cambio, assoluzioni dal senso di colpa per essere dei capitalisti o grassi schiavi del consumismo occidentale che assistono in modo abbastanza indifferente alla morte dei bambini nei paesi più sfortunati. Non è che vendesse assoluzioni direttamente, diciamo che la cosa non era così evidente, ma la motivazione che induceva la persona a fare una donazione aveva quell'intento, secondo me, oppure la possibilità di ottenere un qualche sgravio fiscale..


E' sempre stato così, i "prodotti spirituali" sono merce che scotta, ci si scontra con un sacco di tabù e condizionamenti perpetuati a livello di sistema religioso, scolastico, familiare, anche se uno si dichiara agnostico o ateo o che so io.. di fronte al denaro che è uno strumento del diavolo, al fatto che se sei buono e caritatevole vai in paradiso, alla paura della morte, al senso di colpa con cui nasciamo e che sappiamo apparterrà per diritto genetico anche alla nostra prole, siamo disarmati. Questi meccanismi inconsci agiscono al di là della percezione conscia che abbiamo di noi stessi, ci trasformano in burattini, ci inducono in atteggiamenti e pensieri sclerotizzati e omogeneizzati.

Per il fatto che sono "contro" qualcosa, magari il sistema sociale in cui vivo, ad esempio, e lo sono in modo radicale, finisco nel calderone dell'omogenizzazione al contrario, di quelli che sono contro, omogeneizzati nell'essere contro.

Il "prodotto spirituale" ha un valore, monetizzabile, ha una certa massa energetica. Ci sono operatori che chiedono poco per i corsi che propongono, perché magari in cambio sentirsi dire "sei una brava persona " vale molto di più. Anche un apprezzamento o un complimento ha un valore energetico, ma cosa nasconde veramente sotto? Ha a che vedere con il valore personale? Con il senso di colpa che la religione ci ha insinuato fin nelle ossa? Con la paura del giudizio da parte di un'autorità spirituale superiore? Che cosa esattamente? Possiamo risponderci onestamente?

Monica




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