domenica 12 giugno 2016

L'attesa e la resa del Generatore


Il colonnello Brandon quando è al capezzale di Marianne di cui è follemente innamorato, a un certo punto dice a Elinor “vi prego datemi qualche cosa da fare o impazzisco”, citazione tratta dal film Ragione e Sentimento a sua volta tratto dall’omonimo romanzo di Jane Austin.

Il sacrale è un motore acceso che aspetta di essere impiegato per fare qualche cosa, anche se non sa bene che cosa. In quello stato di stand by un aspetto molto difficile da accettare è che non c’è la certezza di che cosa si debba fare con quell’energia, a meno che non si decida di fare comunque, anche se sarebbe un fare pazzo, un fare qualcosa tanto per fare, e perciò più dispersivo che altro.

E’ così che conosco la reazione del Generatore all’inizio del processo di decondizionamento quando riceve la lettura individuale e gli viene comunicato senza mezzi termini che deve aspettare per rispondere, “ma aspettare che cosa? per quanto tempo? e perché? se non faccio qualche cosa impazzisco..”

Tornando al film, toccava attendere tutta una notte prima di conoscere l’esito del laudano sul corpo di Marianne provato da una febbre infettiva per essere certi che sarebbe guarita, perciò Elinor si espresse e disse al colonnello Brandon “se nostra madre fosse qui, Marianne sarebbe più tranquilla” A quel punto lui partì al galoppo, viaggiò una notte intera, preso nel flusso del suo fare orientato a realizzare questo compito cui aveva risposto con impeto con tutto se stesso, e al mattino successivo la madre di Marianne e Elinor era lì, al capezzale della figlia ormai fuori pericolo.

Non c’è pensiero quando il colonnello Brandon parte per la sua impresa, c’è solo energia impiegata secondo un certo proposito come movimento cui aveva risposto perché riconosciuto come “suo”, inarrestabile, magnifico, sorprendente mentre agisce e perciò potente.

Quando dal suo letto Marianne si risveglia, lo ringrazia per aver condotto da lei la madre. Dopo mesi di silenzioso corteggiamento quasi senza speranza da parte di lui, Marianne finalmente pronuncia con gratitudine il suo nome, lo vede, lo riconosce per come si è dato con tutto se stesso e comincia a vederlo in un modo nuovo e ad amarlo.

Così quell’amore che il colonnello ha custodito dentro di sé gli viene restituito dalla vita, non solo in senso romantico come viene espresso in questo romanzo, è da intendersi nel modo più ampio di quello che si intende per amore e per vita.

La vita non può far altro che provocare la risposta sacrale, è attratta da tutta quell’energia, ne è sedotta e vuole vederla agita perciò offre sempre al Generatore l’esperienza concreta in grado di contenerla.


Quando è agita, l’energia sacrale è semplicemente un modo di proiettare la vita che si esprime quando la sintonizzazione tra stimolo e risposta è perfetto. Ed è singolare, unica, tanti quanti sono i Generatori sul pianeta.

E’ la bellezza della perfezione dell’energia sacrale che sa che è esattamente la “sua” cosa, la “sua” esperienza da fare. Se questa provocazione, o stimolo sacrale sono onorati, quello che ritorna indietro al Generatore è sempre amore in qualche forma, detta in altro modo “soddisfazione”, allineamento alla sorgente di cui il Generatore è pura espressione se a essa vi si arrende.

Monica

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