giovedì 27 ottobre 2016

Una lettura del disegno a volte confonde se..

Chi si rivolge a un consulente di Human Design System, lo fa mosso principalmente da due motivi: curiosità mentale o necessità di risposte a una serie di incongruenze che sta sperimentando nella sua vita.

Quello che riceve come informazione va al di là delle sue aspettative. Non trova consensi nel suo modo ordinario di procedere nella vita, bensì è guidato a modificare la propria percezione di come sta vivendo la propria esistenza.

Non sono offerte soluzioni immediate, cosa del tutto irrealistica, se non l’empatica comprensione e spiegazione di che cosa significhi e perché ci si sente frustrati, amareggiati, disillusi e arrabbiati con se stessi. Tutto ciò facendo riferimento al disegno individuale, non a concetti generalizzati che possono essere applicati a tutti in modo indifferenziato.

Dopodiché è fondamentale sperimentare l’informazione ricevuta sulla base di quel cambio di percezione di cui si diceva, e smettere di far passare un cubo dal foro di un cilindro. Detto in altri termini, di cominciare a individuare e comprendere il senso di ogni tipo di resistenza che si incontra quando si prende qualsivoglia decisione.



In effetti qualche resistenza è funzionale, ma la maggior parte di esse sono solo dispersioni energetiche ed evidenze di percorsi da riallineare.

Quello che rende le cose difficili e crea confusione è solo l’immagine ideale che abbiamo di noi stessi, di quello che vorremmo essere sulla base di modelli comuni di ciò che è “in” rispetto a ciò che è “out”.

Restituirsi al mondo reale avviene attraverso la riorganizzazione di quell’ideale e l’abbandono delle strategie di compensazione e degli sforzi per assomigliare a un’immagine mentale, meravigliosa, ma mentale.

Nel tempo questo si traduce naturalmente con lo smettere di pretendere che tutto  vada esattamente come abbiamo deciso a tavolino, cosa che il più delle volte ci impedisce di renderci conto di quello che la vita ha veramente in serbo per noi.

Perciò una lettura del disegno è quasi inutile se alla base non c’è l’intento della sua sperimentazione nella propria esistenza, esattamente come va sperimentato il profondo e mutativo lavoro sulla propria percezione che si opera nel seminario Living Your Design.

In entrambi i casi si forniscono strumenti pratici per operare nel quotidiano, non si tratta solo di ascoltare belle parole che seducono una mente curiosa e avida di sapere, sono informazioni che una volta applicate producono effetti osservabili e misurabili, se c’è la voglia di mettersi in gioco..

By Monica Comar, LYD Guide


Natura individuale, oppure Etica e Morale?

Trovo, anche perché ci sono passata, che i concetti di etica e morale per come li conosciamo qui in occidente, a volte sostengano un processo alquanto doloroso di negazione di sé, lato ombra compreso.

Affidiamo ai concetti di cui sopra una responsabilità notevole e gli deleghiamo gran parte del nostro potere personale, nascondendo così parti di noi – specie se sono moralmente inaccettabili – fino a soffocarle in nome di queste altisonanti parole.

“E’ eticamente corretto!” “E’ moralmente inammissibile…”

Se siamo sinceri, la nostra natura profonda di fronte a etica e a morale collettiva spesso si trova in imbarazzo. Il più delle volte quelle due paroline lì sono un altro “no” all’espressione di quello che è sano, corretto e giusto per noi esternato in una forma più moderna e più allineata alle mode del momento che ci vogliono tutti santi, in un modo o nell’altro..

L’altra sera ero a cena con amici e si parlava di tradimento, quello classico, quello tra uomo e donna. C’era chi denigrava gli uomini, notoriamente traditori - ma secondo chi poi? - e chi commiserava le donne che facevano le martiri tradite oppure etichettava in malo modo le cosiddette “amanti”.



Il punto è perché si tradisce? Perché uno tradisce? Tradisce la sua natura? Tradisce quel noi - la coppia - che ormai gli sta stretta? O semplicemente sta attraversando una fase particolare della sua vita? Una persona perché accetta il tradimento? Perché stare in relazioni pregiudizievoli può avere un senso per alcuni, o nessuna importanza per altri?

Mettere a tacere domande scomode con il “non si fa perché..”, ci allontana da noi stessi e dalla nostra natura, e anche dall’altro. In un mondo dove tutti fingono e si costringono a essere chi non sono sulla base di un modello artificioso e mentale di come dovrebbero andare le cose, come minimo ci fa sentire in pericolo.

Da dove si comincia, dunque? Dall’accettare e integrare la nostra natura profonda individuale, perché ovunque si trovino definizioni nel nostro disegno, che in sostanza rappresentano come si esprime la nostra natura unica, e differenziata, ovvero nei centri, nei canali e nelle porte colorati, là il compromesso ha un prezzo molto alto.


Quello è il luogo dove ci si fa più male se le nostre scelte non sono coerenti con chi siamo veramente. Non sarà solo il corpo a pagare, ma anche quella parte di noi che potremmo chiamare spirituale? Chiamiamola spirituale, perché è assodato che non siamo solo carne e sangue..