sabato 3 dicembre 2016

Focus sul nostro sistema WiFi Emozionale

Una delle cose che Human Design System® ha fatto per me è stato darmi una visione  credibile e verificabile di cosa siano le emozioni, a che cosa servono, e come gestirle, non nel senso di reprimerle o di scaricarle in modo inconsapevole all’esterno, tutt'altro.

La mia prospettiva deriva dal fatto che sperimento i mondi emozionali con un plesso aperto, il che significa che il mio sistema emozionale funziona come un ripetitore 24 ore su 24 di emozioni diverse, che appartengono ad altri, e forse nemmeno veramente a loro.

Quello che voglio dire, è che il sistema nervoso lo possediamo tutti, è sempre in funzione e questo è un dato di fatto. In questo caso specifico mi riferisco alla rete neuronale presente a livello del plesso solare che se per disegno risulta aperto o bianco, non significa che non funzioni, o che non si provino emozioni. Niente affatto, inoltre, non è questo il punto del discorso..


Si sente comunque, solo che non si sente in un modo definito e fisso, è concesso di sentire in tante modalità diverse ciò che definito come “piacere” e “dolore”. Si sente tutto, e per com’è geneticamente organizzato, si sente in modo amplificato.

E’ un potenziale, non un destino avverso.

A volte il tono delle emozioni è acceso, particolarmente passionale, alle volte non ha un picco così estremo, ma è un sentire intenso e denso che conduce a profondità di me impensabili.

Al di sotto la superficie del “sentire” è stato identificato un fenomeno biochimico e meccanico che nulla toglie al potenziale, bellezza e mistero del provare un’emozione. Emozione che viene letta, percepita e interpretata in tutte le sue sfumature grazie al corpo.

E’ infatti grazie a quest’ultimo che gli stimoli grezzi più esterni vengono elaborati e tradotti in una frequenza più sottile e raffinata. La si può definire consapevolezza emozionale  individuale perché ognuno ha la sua, si intende.. Inoltre uso il termine emozionale perché come specie abbiamo anche altri tipi di consapevolezza con cui percepiamo la vita.

Istintività e strategia mentale, infatti, le padroneggiamo bene. Non ci poniamo il problema su quelle.

Il problema ce lo poniamo perché abbiamo sperimentato come il sistema percettivo emozionale sia in grado di alterare l’equilibrio e la sobrietà della nostra istintività innata e della percezione mentale lucida e strategica in un modi assolutamente imprevedibili e inaspettati come potenza ed effetti.

Come darci torto? Come specie pare che questa qualità percettiva emozionale ci contraddistingua da 3000 anni appena, tutto sommato siamo dei novellini, e si vede benissimo.

A questo punto nascono delle domande: perché dobbiamo imparare, ovvero consapevolizzare, attraverso il dolore e il piacere, perché non possiamo imparare in altro modo? E perché naturalmente evitiamo il dolore o cerchiamo il piacere?

Siamo arrivati al punto di aver sezionato un corpo e di aver trovato una rete neuronale a livello del grosso intestino, più grande rispetto a quella del cervello, per cui l’aspetto biochimico del come nasce l’emozione, lo comprendiamo.

Ma la ragione profonda? La ragione di come volenti o nolenti, dobbiamo avere a che fare con questo modo di procedere lungo nostra esistenza, in continua balia di piacere e dolore, dove sta? E’ funzionale all’evoluzione, è funzionale a qualche cosa di più grande che ancora non sappiamo e non conosciamo di noi e a cui dobbiamo per forza sottometterci?

Questa è la ragione per cui scrivevo che nemmeno chi ha il plesso definito possiede emozioni sue, nel senso di proprie, ma più di tutti è costretto da un piano più grande a far vibrare il suo corpo a una certa frequenza perché è indotto ad assecondare il movimento ondivago ormonale e di conseguenza emozionale.

Non si può opporre a questo movimento, non lo può reprimere se non a rischio di gravi ripercussioni a più livelli.

Quello che è sperimentato, invece, è che se ci lascia fluire senza identificarsi in esso arrendendosi al suo potenziale, si toccano  consapevolezze impensabili raggiungibili grazie al respiro che si permette a sé stessi e al corpo.

Non ha senso per nessuno fuggire da questo, non ha senso proteggersi, ha senso capire che il flusso emozionale va lasciato scorrere e va gestito ognuno per sé, nel migliore dei modi.

Mi sono detta: “allora che ognuno accetti il suo ruolo.” C’è chi è un ripetitore di frequenze emozionali, i plessi definiti; e chi è ricettore e a sua volta ripetitore, i plessi aperti, delle stesse frequenze in forma amplificata.

Quello che ci è consentito, per fortuna, è scegliere quale condizionamento emozionale accettare sulla base del potenziale e necessità del nostro corpo, in modo che il passaggio di consapevolezza possa fluire senza resistenze e sia arricchente per tutti.

Per ogni ripetitore c’è il suo ricettore, o più di uno, non ha importanza.

Ciò che è importante sapere, è come siamo geneticamente equipaggiati per scegliere. Si chiama autorità interna, ovvero si tratta di dare autorità al corpo, che è quello che ripete e riceve il segnale che nell’insieme della sua complessità e sofisticatezza è l’unico in grado di riconoscere se è in grado di sostenere o meno quella frequenza che poi risuonerà dentro di noi, esattamente come fa il diapason.

Ed esattamente come uno strumento musicale, si comprende e si sente benissimo se siamo accordati o meno, con noi stessi e con l’altro con il quale abbiamo deciso di interagire.

by Monica Comar LYD Guide