lunedì 7 agosto 2017

Il fenomeno del bullismo sotto la lente di Human Design System®

Quando capisco davvero il mio avversario, abbastanza profondamente da poterlo battere, in quel preciso momento comincio ad amarlo. A.E.Wiggin - tratto dal libro Enders Game – Orson Scott Card

Mi hanno chiesto come può essere interpretato il fenomeno del bullismo secondo la prospettiva di Human Design System® [ora HD].



HD è uno strumento che permette di decifrare il meccanismo di funzionamento di dinamiche umane individuali e collettive o sociali. 

Decodifica anche molto altro in realtà, ma riguardo al tema del bullismo questo è ciò che per me è necessario premettere. Non ho la pretesa di risolvere in poche righe questo argomento spinoso, però provo a offrire una prospettiva diversa rispetto a quella normalmente presentata. 


Nulla accade per caso

Lo so che è difficile credere che siamo esseri re-attivi a stimoli o eventi e che questa re-attività non è casuale, specie in un momento come questo dove il messaggio condiviso è che siamo i creatori e gli artefici del nostro destino.

Tuttavia bisogna riconoscere che il mondo per come lo vediamo, umani compresi, si regge e cresce osservando delle leggi che in parte conosciamo e in parte no, forse alcune non le conosceremo mai. Un po’ quello che nel film The Matrix è definito come il programma “Structura”.

Servono leggi diverse per regolare il singolo, il gruppo tribale e il collettivo. Queste leggi pertanto sono palesemente diverse a seconda che manteniamo una prospettiva di osservazione prettamente individuale o tribale o collettivo/sociale.

Inoltre è evidente che dal punto di vista di una prospettiva individuale, medesimi stimoli provocano re-azioni diverse a seconda del vissuto personale ma anche della struttura interiore della persona che li vive, dove per struttura si può intendere l’essere nel suo insieme bio-logico, bio-chimico, genetico, il suo psichismo, il suo potenziale percettivo e via dicendo.

Una mappa che rappresenta l’essere umano

Ebbene la “Structura” individuale umana grazie alla quale riusciamo a comprendere come si reggono, sostengono e definiscono il tipo di re-azioni individuali grazie all’informazione contenuta in HD possiede una forma grafica, viene denominata Rave Chart, Disegno Individuale, Corpo Grafico che naturalmente va de-criptata.

Questa Structura in primo luogo descrive una realtà multi dimensionale individuale e, come risulta dalla forma grafica, rappresenta un sistema aperto, soggetto a ricevere stimoli che vengono elaborati in un movimento continuo e che possono essere vissuti  individualmente o in interazione con altri.



Le aperture sono tutto quello che nel disegno è colorato di bianco, l’aspetto yin di noi che ci dice come riceviamo l’altro e la vita in generale, filtrandole con la nostra specifica forma e percettività.

La mappa indica le qualità sociali che possediamo (se ci sono)

Dobbiamo considerare anche che il singolo individuo si relaziona con l’ambiente contribuendovi con le sue qualità personali e alcune qualità personali, sono più sociali di altre.
Per intenderci, non tutti hanno qualità di leadership, non tutti hanno capacità comunicative, non tutti hanno la capacità di rendere coeso un gruppo di persone e via dicendo. Per tale ragione quando penso al fenomeno del bullismo, come minimo tengo in mente questa doppia prospettiva: individuale (le attitudini personali) e sociale (le attitudini espresse nel gruppo).

Che cos’è il bullismo

Se provo inoltre a dare una definizione al termine bullismo lo intendo come una combinazione tra esercizio di potere nella sua variante di abuso, e violenza nelle sue varianti fisica e psicologica. In generale, e semplificando il più possibile, ci sono una o più vittime e uno o più carnefici. E fin qui, siamo tutti più o meno d’accordo. Credo.

Storicamente il termine è legato anche alle prove iniziatiche, ma mi pare che la connotazione che ne danno non è quella di una qualche prova iniziatica.

Che cosa dice il disegno individuale a tal proposito? Si può distinguere un carnefice da una vittima?

Prima di rispondere devo fare un passo indietro per aggiungere un altro concetto molto caro ad HD, ma non solo ad esso. Questo concetto è più che altro un principio che ha a che vedere specificatamente su com’è regolato il nostro mondo, ovvero il principio di dualità o polarità: yin e yang, maschile e femminile e via discorrendo. Per lo meno è come lo percepisce la nostra mente conscia in questo momento della nostra evoluzione come specie.

Gli esseri che si incarneranno in futuro, forse avranno visioni tridimensionali o pluridimensionali della realtà. Lo presumo, dando per scontato che questo è un universo in espansione così come le qualità delle creature che lo abitano.

Il principio di dualità

Il principio di dualità costituisce sia il nostro limite sia il germe per l’espressione del nostro massimo potenziale. La dualità è composta da due polarità. Dove sta il limite? Focalizzarsi su una a dispetto dell’altra. E Dove sta il potenziale? Trovare l’equilibrio tra i due, quello che Gurdjieff chiamava terza forza, scintilla per il risveglio del sé e possibilità di svicolarsi da un’esistenza addormentata e passiva e meramente re-attiva.

Oppure quello che V. Zeland chiama pendoli, energia focalizzata in una polarità che tende naturalmente a bilanciare se stessa spingendoci nella polarità opposta. Di quale polarità si tratta è irrilevante: amore e odio, pace e guerra, buio e luce, angelo e diavolo, vittima e carnefice..

Non è questa la sede per dimostrare la veridicità del fenomeno fisico anche perché è semplicemente osservabile nel concreto se cominciamo a orientare i nostri pensieri in questa prospettiva duale.

Trovo che questo passaggio permette di spiegare e comprendere ancora più in profondità il fenomeno del bullismo per come lo vedo io sulla base di quello che so al momento.

Se estendiamo questo modello duale ai concetti di vittima e carnefice, possiamo riconoscere che si reggono uno sull’altro secondo un movimento continuo, e che non c’è altra via per risolverli se non equilibrare queste polarità (umane) attraverso l’integrazione in sé di questi due aspetti. Quindi la base di tutto è sempre l’equilibrio dell’individuo.

Focus sul singolo individuo

Per una qualche ragione una persona interpreta il ruolo di vittima e qualcun'altra di carnefice e non a caso spesso si esce da un ruolo per scivolare dentro all’altro.

Pertanto nel disegno individuale sarà interessante cercare definizioni o qualità personali e che normalmente rappresentano qualità naturali di forza e potere ma che sono vissuti nella polarità violenza e abuso di potere perpetuato o ricevuto.

Come dire, le qualità da esprimere sono neutre, la forza è la forza, il potere è il potere, ma è l’individuo che poi stravolge questo potenziale umanizzandolo e polarizzandolo in una forza distruttiva o costruttiva, un potere distruttivo o costruttivo per sé o per gli altri.

Resta inteso che se certe qualità hanno caratteristica sociale o collettiva, il potere e la forza dovranno essere esercitati sugli altri in qualche modo. Come dire, l’espressione della propria individualità prevede la condivisione delle proprie qualità sociali, e se ciò non avviene, potere e forza implodono e vengono ribaltati contro se stessi nel momento in cui si traducono in decisioni, traiettorie e relazioni che non ci nutrono ma che spengono il nostro potenziale finendo per esaurire tutta la nostra forza vitale.

Naturalmente dal disegno si estrae la meccanica per permettere la creazione delle condizioni affinché questa condivisione di sé con il collettivo possa avvenire nel migliore dei modi, e tecnicamente parlando questa meccanica si definisce come una sintesi di due elementi: strategia e autorità. Che cosa significhino questi due termini per ciascuno di noi, è demandato alla lettura individuale della propria Rave Chart.

Strategia e Autorità

In sintesi posso dire che la strategia ha a che vedere con il modo corretto di rispettare la propria natura individuale quando c’è da prendere qualche decisione e l’autorità è la connessione al proprio potere individuale, quello spazio interiore e intelligenza olistica che possiede il nostro corpo per identificare le decisioni corrette. 

Vittima o carnefice?

Tornando a noi, le domande che ci rodono potrebbero essere: perché la persona può scegliere di polarizzarsi sull’espressione distruttiva o costruttiva? E questa scelta può essere in parte dedotta dal disegno?

Ad esempio questo può accadere quando la persona può esercitare un qualche tipo di compensazione e/o repressione, ovvero non riesce a viversi per chi è veramente se ha attivato un certo potenziale genetico che valuta e considera moralmente inaccettabile.

Paradossalmente se decidiamo in integrità, nel rispetto di noi stessi e del nostro proposito, potrebbe benissimo essere il caso in cui siamo qui per esercitare e incarnare forze che sono intese e giudicate come violente dal tessuto sociale, ma che in un contesto più esteso hanno un peso, un significato diverso, perfino mutativo e funzionale per la realizzazione di progetti evolutivi più grandi.

Molto semplicemente se ti è richiesto di essere violento per preservare la tua vita e tu non lo fai, stai contravvenendo a un ordine più grande di te (la vita) e non stai realizzando te stesso. Questo può avere delle conseguenze a diversi livelli.

Siamo qui per padroneggiare le nostre qualità individuali, non è che possiamo metterle da parte perché fa comodo a noi. Lo possiamo fare in realtà, ma se non realizziamo noi stessi nessuno lo farà per noi.

La Vita potrebbe dirti: “ti ho dato molta forza e vitalità fisica, vanno usate. Non le usi? Allora te le faccio usare io. Ti ostini a rifiutare la tua natura?”
Oppure, sempre la Vita potrebbe dirti: “tu non hai molta forza fisica, in questa vita non ti occorre, ma hai un particolare tipo di intelligenza mentale.. Ti ostini a competere su un piano di forza? Perderai perché stai negando te stesso. Usa l’intelligenza per contrastare la forza. E nessuno si farà veramente male..”

Ogni tanto ci penso, e se mi soffermo a osservare le figure di coloro la storia ha definito grandi carnefici, devo anche riconoscere che sono stati grandi uomini e grandi donne che hanno portato un fardello che la maggior parte di noi non può  nemmeno immaginare, esattamente come le vittime, ma in un altro modo, naturalmente.

Il potenziale delle aree bianche del disegno

Come abbiamo detto, quello che vediamo colorato di bianco, rappresenta un’area tematica di apertura del nostro sistema alla vita e agli altri. Se non decidiamo in base a ciò che in HD è denominata autorità interna, l’esterno lo viviamo quasi sempre come un abuso o una violenza.

Quindi se subiamo violenza, quella potrebbe essere una qualità che appartiene all’altro che in quel momento ci sta condizionando. Se individuiamo la qualità, individuiamo in qualche modo la personalità di chi noi percepiamo come violento o carnefice.

Se immaginiamo quei centri e quei canali bianchi del nostro disegno come delle stanze di casa propria non arredate, ogni volta che entra un ospite le arreda con la sua individualità e sappiamo bene che gli ospiti possono essere allontanati se non sono in sintonia con il nostro arredo interno. E gli ospiti, si sa, sono come il pesce..

Quando non allontaniamo l’ospite stiamo perpetuando un abuso a noi stessi. L’ospite si piazza di forza in casa nostra e noi non siamo in grado di contrastarlo? Evidentemente dobbiamo elaborare un’altra strategia per difenderci che non prevede la forza, ma l’intelligenza.

E quando siamo noi a scatenare gli eventi violenti?

Tuttavia potrebbe essere anche il caso in cui l’altro esaspera nostre qualità represse o con le quali non siamo in contatto e ce le mostra perché è condizionato da noi visto che le riceve dalle sue aperture.

Tanta è la violenza che l’altro esprime, tanta è la violenza che a volte noi ci siamo inflitti. Qui non si tratta dei pensieri che creano la realtà, ma di forza vitale che viene emessa sotto forma di frequenza, incamerata dall’altro ed espressa magari in un momento in cui c’è una qualche strana congiuntura astrale.

A tutti gli effetti anche per noi vale la legge dei vasi comunicanti. Condizioniamo l’altro con le nostre qualità personali anche se non le agiamo. Ci vuole grande onestà per ammettere se quello che ci arriva dall’altro è roba nostra o no..

Proviamo a osservare un centro del disegno..

Prendiamo ad esempio il centro della milza, il centro che nel disegno codifica come geneticamente siamo in grado si salvaguardare il nostro benessere fisico, la salute e come contrastiamo quello che il corpo riconosce come nemici, ossia elementi che reputa pericolosi per noi.

Chi per disegno ha il centro della milza colorato di bianco avrà la tendenza, come strategia di compensazione, a non lasciar andare quello che compromette il suo benessere fisico, tende a sviluppare dipendenze, tende a diventare vittima nei confronti di chi ha eletto suo carnefice.



Questo centro decodifica profonde paure esistenziali ed evidentemente mantenere certe dipendenze rappresenta una qualche forma di cattiva gestione di questo tipo di vissuto. Ho paura di stare solo perché “non so se da solo ce la faccio a proteggermi, allora mi accontento di qualcosa che apparentemente mi protegge”, è l’esempio delle donne picchiate dal marito. Sono vittime di violenze, ma sanno che hanno a fianco un uomo che le protegge dalla violenza esterna.

Dall’altro lato chi ha questo centro che nel disegno è colorato apparentemente dovrebbe essere un carnefice dichiarato, specie se tende a mantenere in piedi relazioni in cui l’altro dipende da lui: “Io ti proteggo, senza di me non stai bene”. Però è a sua volta vittima perché che ha bisogno del rapporto di dipendenza per mantenere vivo il suo show. Ed ecco che la dualità ritorna a farci visita..

La protezione del clan

Rimanendo in tema di protezione, nel gruppo di pari tutti sono protetti dall’appartenenza al clan. Di solito c’è un leader che si avvale della forza del gruppo per perpetuare violenza.

Qui le vittime sono di due tipi, quelle che assecondano il leader del gruppo, il bullo, perché vivono nell’illusione di essere protetti e quelli che sono esterni al gruppo e che devono essere sacrificati per il mantenimento della leadership. Tutto è perfettamente funzionale e al servizio del progetto più grande.

Nei centri del disegno c’è molto altro ancora

Il centro della milza del disegno è solo uno dei nove centri in cui le strategie di compensazione possono spiegare perché si riveste il ruolo di vittima o carnefice.

In realtà ogni centro del disegno descrive un modello energetico che può attuare delle catene di strategie di compensazione in sinergia con altri centri.

E se osservassimo anche i canali del disegno?

A livello di canali o forze vitali del disegno, ne esistono alcuni che esprimono grande circolazione energetica, esattamente come tra i nostri conoscenti di sicuro riusciamo a distinguere quelli così vitali che sono inarrestabili, da quelli che sono calmi e morigerati.

Tuttavia la grande forza può trasformarsi molto velocemente in violenza se non c’è intelligenza o consapevolezza che la regola. Così come la morigeratezza si può trasformare in atteggiamento vittimistico.

Tengo a precisare che la forza vitale in sé è neutra, è la sua individualizzazione che la definisce e le dà una connotazione violenta o meno. Dando per scontato che a volte la violenza serve.

Inoltre aggiungo anche il concetto che l’individuo non è l’espressione di una singola forza vitale, è un insieme di molte e diversificate componenti. Premessa necessaria prima di affrontare il prossimo passo.

Un esempio, il canale 34/20 (uno fra tanti)

Gli esseri umani appartengono a una specie particolarmente violenta. La radice della capacità di sopravvivenza come specie, risiede in questo canale dalla notte dei tempi. Essere capaci di difendersi e proteggersi, di procacciarsi il cibo attimo dopo attimo sono state esperienze nelle quali siamo diventati maestri.

E’ una forza vitale dirompente, in teoria non dovrebbe essere più necessario il suo uso come in passato, tant’è che nella moderna evoluzione si è trasformata in flusso di energia vitale così potente da dover essere sempre impiegata per fare qualche cosa, altrimenti implode su se stessa, o peggio, viene rivolta all’esterno sotto forma di frustrazione.

Mantenendo la prospettiva duale, tutta questa energia che non è messa a frutto in modo consistente e soddisfacente, trasforma in vittime o carnefici chi la possiede. Infondo questo canale nel disegno esprime la natura di un generatore manifestante che deve essere soddisfatto di sé per vivere in sintonia con la vita.

Quindi che cosa può succedere?

Ipotizziamo che la persona si violenta a essere ciò che non è. Questa violenza deve essere canalizzata, perciò se la può rivoltare contro, quindi accadono incidenti, compresi le risse, perché questa forza ha necessità di muoversi, oppure fa vittime fuori di sé. Vibrando alla frequenza della violenza che si è inflitta e che gli è intollerabile sopportare, non può fare altro che scaricarla all’esterno sul primo malcapitato che incontra, oppure la cede al gruppo di bulli del quartiere in cerca di rivalsa su un'altro clan in cambio di supporto o riconoscimento. Le ipotesi sono molte.

L’adolescenza è uno di quei periodi in cui accadono stranezze al corpo

Immaginando di avere a che fare con degli adolescenti alle prese con un poderoso movimento ormonale non controllabile, questi o indirizzano una forza vitale di così grande portata in qualche direzione che sia soddisfacente per loro, o avranno la tendenza a scaricarla all’esterno per un puro effetto di bilanciamento energetico. 

Il quadro andrebbe ampliato, ma finisce che scrivo un libro..

Un uso violento di questa forza vitale potrebbe andare a braccetto anche con altre qualità personali, o meglio con tutti gli altri potenziali attivati per natura (canali, porte e centri) integrati con la psicologia del tipo (generatore, manifestatore proiettore, riflettore).

Molte delle dinamiche più complesse ed esplosive derivano da strane alchimie tra i centri: Sacrale, espressione di vitalità o forza, Centro del Cuore e relative dinamiche legate al senso del valore personale, del controllo e dell’esercizio del potere; e Centro emozionale con tutto quello che comporta l’emozionalità umana specie nei suoi picchi in alto (eccesso di entusiasmo) o in basso (eccesso di dolore o rabbia).

Colgo qui l’occasione per inserire un link riguardo a un articolo scritto tempo fa sulle radici della violenza: Le radici della violenza

Bisogna veramente osservare caso per caso per comprendere che tipo di forze sono in azione e che tipo di strategie di compensazione si stanno attuando.

A mio parere soluzioni o panacee universali al fenomeno non ce ne sono perché non è uno specifico canale o uno specifico centro o uno specifico tipo, ma è un insieme di frequenze e la profonda distanza che abbiamo con noi stessi che fanno la differenza.

Aumentiamo l’altitudine del punto di osservazione e passiamo alla dimensione gruppo

Sì, dai, complichiamo un po’ le cose e inseriamo il cosiddetto tessuto sociale.In quanto sistemi aperti siamo esseri sociali, salvo rare eccezioni, gli eremiti esistono. Operiamo in gruppi, che sono più o meno grandi, fino a raggiungere la dimensione gregge.

Il gruppo per funzionare ha bisogno di regole e di una gerarchia per la distribuzione del potere decisionale e per stabilire l’ordine, la sopravvivenza e la crescita. Spesso i gruppi sono in lotta tra di loro, perciò a questo livello, quello di gruppo intendo, l’individuo sottomette la propria individualità all’individualità del gruppo facendosi carico del ruolo che riveste al suo interno, esattamente come ogni cellula che compone il tessuto di un certo organo.

Le regole del gruppo sono universalmente riconosciute

Da questo punto di vista la biologia la fa da padrone. Nel branco c’è un leader alfa,  ci sono i supporter, coloro che sono geneticamente pronti a sostituire il leader in caso di emergenza, i componenti del branco più deboli che lo appesantiscono e rallentano nelle transumanze e che perciò vanno esclusi o allontanati.

Far parte del gruppo o del branco significa partecipare alla vita sociale e per definirci come ruolo da avere al suo interno, si deve sottostare a prove iniziatiche che vengono superate o alle quali si soccombe.

Le prove iniziatiche valgono un po’ per tutti, sia per i componenti storici del gruppo, quelli che sono nati al suo interno, sia per quelli che ci vogliono entrare ex novo.

In questo contesto gli atti di bullismo possono essere intesi come atti di iniziazione sociale che superiamo o ai quali soccombiamo. Non a caso si creano capannelli di curiosi che osservano l’avvicendarsi degli eventi. Nella variante moderna, i compagni, i genitori o gli insegnanti sono a tutti gli effetti spettatori silenziosi e consenzienti.

Questi fenomeni sono sempre accaduti, è sempre stato così, solo che se ne dà particolare risalto perché le informazioni circolano velocemente e nella loro ridondanza portano luce su qualche cosa che si è sempre svolto nell’ombra.

Io stessa quando ero alle elementari, e si parla più di trenta anni fa, sono stata soggetta a fenomeni di questo tipo. Vincevo le gare di corsa attorno alla scuola durante l’ora di ricreazione e questa cosa non andava giù al bullo della classe che era un ragazzino tutto nervi, ma non aveva le gambe veloci come le mie. Fatto sta che un giorno mi prende e mi dice: "tu non devi vincere più le gare" e mi sferra un pugno nello stomaco. Gli altri dietro a guardare. Sono rimasta senza fiato per qualche minuto, ma nessuno dei compagni intervenne, né qualcuno raccontò l’episodio alla maestra. Nemmeno io..

La volta dopo, perché ero e sono veramente testarda, mi sono beccata un sasso nella nuca e il giorno successivo giravo bellamente con un occhio nero. Tutti sapevano che cosa era successo, nessuno intervenne. Allora decisi che per il mio bene era meglio lasciar stare la corsa. Ordine del gruppo ricostituito e leadership del bullo ripristinata.

Diciamo che un po’ mi rosica, ma io non posso difendermi con la forza, bensì con l’astuzia e ritirarsi è una delle strategie che possono essere utilizzate per mantenersi in vita e con la nuca integra..

Il numero dei componenti del gruppo fa la differenza

Anche in questo caso HD ci dà una mano. Esiste un settore di studi dove si analizzano le forze che si creano quando più persone agiscono assieme, magari spinte da un proposito comune o semplicemente mosse dal fatto che condividono degli interessi simili.

Il disegno individuale mostra una caratteristica genetica che appartiene all’individuo ma che fiorisce se inserita in contesto di gruppo perché è quello il suo proposito se ha caratteristica “sociale”.

Nel gruppo pertanto un leader si “risveglia” così come un carnefice. Vale anche il contrario, una vittima si addormenta specie se quello non è il suo gruppo e si attivano dei meccanismi di espulsione.

L’identità del soggetto è posseduta dal gruppo. Il singolo, come scritto in precedenza, cede una o più delle sue qualità individuali, e se la cessione avviene in modo corretto può essere che siano necessari atti di iniziazione o bullismo. Allo stesso modo, una volta che il gruppo è forte delle qualità che possiede, per epurarlo di membri che non sono funzionali al proposito procede di forza, oppure dimostra la sua forza sacrificando vittime innocenti per affermare il suo potere di fronte ad altri gruppi rivali.

I sacrifici di vittime ci sono sempre stati, ma nel caso di noi esseri umani “odierni” appoggiarsi alla nostra autorità interna, che è quella che decide in che geometria stare, quella che riconosce il pericolo, quella che stabilisce il senso di intraprendere una certa esperienza o meno, è l’unico modo per evitare situazioni rischiose.

Tornando al gruppo, va di conseguenza che gli scontri avvengono tra fazioni, non tra individui, e che i primi scontri cui abbiamo assistito ce li abbiamo nel sangue, sono contenuti nelle rivalità familiari, nella competizione tra imprese, e via discorrendo.

Se c’è gregge c’è caos

Più gente c’è nel gruppo, più va organizzato, chiamalo leader o re, il potere e l’autorità ricade in capo a uno, altrimenti c’è il caos. Infatti il gregge lasciato libero a se stesso mostra quanto necessiti di un leader e di regole.

A quei livelli non c’è storia. L’individuo viene inghiottito. E’ saggio partecipare condividendo regole, è stupido pensare di cavarsela da soli. E’ un grande mare, occorre seguire le correnti.
Anche qui più che mai emergono coloro che hanno qualità sociali.

Ma che si deve fare per proteggersi?

Uscire dalla maggior parte delle situazioni di bullismo è possibile, potrebbe essere molto più interessante cercare di comprendere come mai ci siamo entrati, e riguardo ai propri figli, quali sono le fragilità che li hanno fatti scivolare nel ruolo di vittima o carnefice. Dove per fragilità è da intendersi una mancata espressione di un potenziale individuale che è in sofferenza.

E che dire della dimensione extra-umana chiamata Programma evolutivo?

Dal punto di vista del programma evolutivo, siamo alla fine di un periodo storico durato circa 300 anni, uno dei tanti cicli collettivi e planetari, che tecnicamente viene definito in HD come IC della Pianificazione.

Le qualità attivate durante gli ultimi 300 anni hanno contribuito a costruire un certo ambiente al quale noi ci siamo necessariamente conformati. In questo ambiente ognuno ha rivestito un ruolo sulla base delle proprie qualità individuali.

Queste qualità ambientali parlavano di focalizzazione sulla organizzazione sociale basata sui patti, i contratti, il soddisfacimento dei bisogni individuali grazie l’appartenenza a un clan, una famiglia, una tribù.. l’organizzazione sociale in questi termini era gerarchica, tendenzialmente poco meritocratica, l’appartenenza al clan o alla famiglia ti conferiva il diritto di farne parte e il dovere di osservarne regole e principi altrimenti eri fuori.

La fase della IC della Pianificazione sta finendo, il periodo in questione termina nel 2027, con le conseguenze che stiamo già assaporando.

Si sa che alla fine delle cose, in odore di  chiusura di cicli, tutto corre più veloce e finisce per disintegrarsi in modo anche shockante, mentre altro sta avanzando ma di cui non si riesce ad afferrare forma e consistenza.

Questa organizzazione in clan, in gruppi e leadership tribali alla base dei quali c’è il gruppo famiglia, per qualche ragione non è più funzionale, va distrutta? Va mutata? Va trasformata?

Quello che sappiamo è che del clan non ne possiamo più, non ne possiamo più dei doveri che sono andati a discapito della nostra individualità, anche se abbiamo ricevuto protezione e supporto.

Lo stato è una delle istituzioni sociali che ha affisso il cartello “saldi per chiusura locali”, nemmeno le organizzazioni internazionali UE, Nato, ci convincono più.

Che cosa sta succedendo?

Ma le cose stanno cambiando. Senza entrare nello specifico della complessità e vastità di tutto ciò che è in mutazione, quello che si sta trasformando è il concetto di protezione ed espressione di individualità.

Il movimento è in atto da qualche tempo perché ci sono già contaminazioni di qualità ambientali del nuovo ciclo che ci si sta preparando davanti.

I giovani che incarnano queste frequenze, letteralmente incarnano, hanno un comportamento e una visione completamente diverse dalla nostra. Non è il solito cambio generazionale, è qualche cosa di più. E lo sappiamo e sentiamo tutti.

Il nuovo ciclo che sta venendo avanti si tecnicamente si chiama IC della Fenice dormiente.

Tra le qualità che si stanno attivando, ci sono anche le frequenze legate al canale 34/20 nella sua forma più evoluta. Proprio tutta un’altra storia.

I modelli educativi non reggono più, nessuno li può imporre perché le nuove leve non li possono integrare non è una loro frequenza è un upload obsoleto.

L’amore, l’affetto, l’abbraccio, il rispetto funzionano sempre, ma non basta. Questa è un’altra specie. Per un qualche tempo ci sarà questa fase di passaggio dove si adottano vecchi modelli di riferimento. Tuttavia questi vecchi modelli visto che stanno crollando non riusciranno a sostenerci e facciamo fatica ad essere morbidi per accogliere il cambiamento con intelligenza perché quello che ci domina è la paura. La paura che deriva dalla mancanza di consapevolezza di quello che accade e pertanto la limitazione del potenziale di intelligenza che c’è dietro la paura e che potrebbe fornirci le soluzioni intelligenti.

Tornando alle attivazioni ci aspetta un mondo di violenza o di realizzazione individuale senza compromessi oppure questo e quello?

Oppure noi nel nostro piccolo dobbiamo fare i conti con il nostro carnefice e la nostra vittima interiori per riportare in equilibrio queste energie e consapevolezze e a un livello prettamente individuale?

Concludo riportando una traduzione di una parte di conferenza tenuta da Ra Uru Hu, il messaggero di questa eretica informazione:
Quello che sto cercando di spiegare alle persone sul ciclo che sta per terminare nel 2027 è il terminare di questa fase storica denominata Croce della Pianificazione con l’ingresso della Croce della Fenice dormiente.
Stiamo entrando in un periodo nel quale la nostra capacità individuale di essere in grado di organizzare e navigare la propria vita sarà l’unica cosa sulla quale potremmo contare.
Saremo di fronte a un grande cambiamento rispetto a come opererà il mondo. Una delle cose che ha supportato l’umanità sono tutte queste organizzazioni di carità a livello mondiale, la Croce Rossa, l’Esercito della Salvezza, l’UNICEF, molte istituzioni create nel periodo della Croce della Pianificazione se ne andranno.
Questa è la dimostrazione di come lavora il programma. Tutti questi meccanismi di supporto che hanno sostenuto l’umanità cominceranno a deteriorarsi e nel giro di un centinaio d’anni non esisteranno più perché questa è la frequenza, si deterioreranno.
Questo è il momento di assumersi le proprie responsabilità in termini di riprendersi la propria autorità decisionale perché l’intorno non ci supporterà più a lungo.
Ra Uru Hu Words of Wisdom
Le parole di Ra non sono da intendersi come una divinazione. E’ l’analisi dell’evoluzione delle frequenze che si incarnano sul pianeta attraverso le nostre vite. Questo è un momento di passaggio, lo sono tutti, ma rispetto agli altri, ne siamo forse maggiormente consapevoli.

La via è quella di educare se stessi e i giovani al rispetto di se stessi e della loro natura così che sappiano come gestire la loro forza e comprendere la loro individualità in modo da esprimerla al meglio e compiere la loro storia.

L’uomo più forte
Un imperatore vuole conoscere l’uomo più potente del suo paese. Convoca i campioni. Arrivano giganti che possono sollevare un carro con i loro buoi, sradicare alberi, scoppiare sacchi ripieni di pietre in un colpo solo. Arriva il campione dei campioni, vincitore di tutti. L’imperatore lo interroga: “se questi colossi, più deboli di te, hanno fatto tali dimostrazioni, cosa puoi fare di più difficile?” Il forzuto risponde: “posso sollevare una farfalla dalle ali, senza danneggiarla!”
A. Jodorowsky
WARNING
Raccomando vivamente di considerare le info contenute in questo documento come assolutamente parziali riguardo all’uso dell’informazione HD riguardo al singolo, al gruppo o al collettivo sul tema del bullismo.
Bisogna calare l’informazione considerando disegno per disegno, gruppo per gruppo e per fare questo sono necessarie una analisi individuale del disegno come base di partenza e poi in sequenza quello che ognuno ritiene opportuno per sé per comprendere questo tipo di dinamiche.
Il mio è stato un contributo secondo la mia prospettiva dell’argomento, è uno stimolo rivolto solo a far cambiare l’angolo di osservazione del fenomeno. Soluzioni facili non ce ne sono, ma le meccaniche di funzionamento sono le meccaniche, e la semplice osservazione con un occhio diverso a volte può provocare soluzioni creative. Se ci pensiamo bene il talento che abbiamo come esseri umani è proprio la creatività al servizio della evoluzione della specie e come espressione della nostra intelligenza.
Per come la vedo io non c’è soluzione alcuna a livello collettivo se non c’è prima risveglio della coscienza individuale, ognuno secondo i suoi tempi e i suoi modi.


a cura di Monica Comar LYD Guide