lunedì 18 giugno 2018

Come abbiamo perso l'autorità interna..




Il canale 18/58 – il canale del Giudizio – collega il centro delle Radici al centro della Milza. Le Radici, quello che ci connette alla terra, ai suoi cicli e alle sue energie per sopravvivere, qui nella porta 58 è una pressione vitale esistenziale a correggere, mentre la porta 18 è la consapevolezza e l’intelligenza istintiva della Milza di conoscere che cosa correggere.

Il corpo grafico nell’insieme racchiude l’espressione potenziale di tutte le forze vitali archetipiche umane, 36 in tutto, definite grazie alla combinazione intelligente di 64 porte. Infatti, al di là dell’attivazione o meno nel proprio corpo grafico della porta 58 o della 18, come specie umana, in generale tutti conosciamo la pressione a correggere un modello che non funziona bene e che deve essere migliorato. La correzione e il miglioramento sono caratteristiche umane. Una volta una persona disse:

Avete mai visto una rondine costruire un nido a due piani, magari con cucina e soggiorno? No, questo perché essere Umani è altra cosa.

Tornando al modello logico da correggere, scrivere un messaggio via whatsapp significa proprio questo. Il modello logico delle parole disposte in un certo ordine. Il modello per essere efficace e soprattutto condivisibile e comprensibile per il più ampio numero possibile di persone, esige che le parole si dispongano esattamente in un certo modo altrimenti non si riesce a capire il senso del messaggio. Il modello/messaggio può essere sempre migliorato, e ogni volta che riusciamo a spiegarci meglio perché abbiamo usato e disposto le parole giuste, virgole comprese, proviamo gioia o addirittura soddisfazione.

Se andiamo più a fondo nella psicologia della forza vitale del canale 18/58, dobbiamo dire che per correggere qualche cosa, da un certo punto di vista prima dobbiamo giudicare – in senso amorale e oggettivo – che il modello precedente va revisionato, migliorato o implementato. Lo potete osservare ovunque: nuovi modelli di auto, nuovi modelli comunicativi.. Quindi c’è un giudice, un’autorità superiore al modello, che lo valuta, lo testa in modo obiettivo e poi decide dall’alto della sua posizione autorevole di fare qualche cosa.

Ecco noi “umani” siamo modelli logici sofisticatissimi. C’è un’intelligenza superiore che governa come funziona il corpo e delle regole a noi più o meno manifeste che si occupano di garantire il corretto funzionamento della forma. Ma non siamo piante. Ci sono le regole di funzionamento del corpo, devi mangiare, dormire.. più una serie di altre regole, sociali, diciamo. Dobbiamo essere educati. E qual è l’autorità superiore che decide, dispone e regola il corretto svolgersi del passaggio del modello educativo? Facile: l’autorità genitoriale. Quindi noi nasciamo con un’autorità decisionale già delegata, ed è un bene che sia così perché prima di essere autonomi ce ne vuole.. qualcuno deve decidere per noi riguardo alla nostra sopravvivenza (centro delle Radici) e al nostro benessere fisico (centro della Milza).

Il tempo passa e si cresce, ma la vera maturazione dell’individuo avviene quando c’è un passaggio di consegne, un effettivo accreditamento di competenze e soprattutto si mette nel cassetto per decorrenza dei termini, quel contrattino di delega del potere decisionale sottoscritto quando eravamo nella pancia di mamma.
La psicologia, e ormai lo sappiamo tutti, sostiene giustamente la rivolta adolescenziale contro i genitori perché il genitore, in veste di educatore attraverso regole e modelli ha lasciato spazio, o dovrebbe averlo fatto, anche alla crescita delle qualità individuali del figlio. Queste qualità quando sono pronte per esprimersi, si scontrano inesorabilmente con l’autorità genitoriale in primo luogo perché sono diverse e poi perché devono fiorire.

Perciò tutte le volte che in età adulta siamo insicuri su una nostra decisione o chiediamo ad altre autorità esterne alla nostra di darci l’ok, ho il sospetto che: 
  • Non è avvenuto il passaggio di consegne 
  • La parte autorevole che noi possediamo non si è espressa perché non si sa qual è, visto che non ha avuto il tempo e il modo di svilupparsi

Se decidiamo sulla base di una autorità che non è la nostra, è naturale che saremo insicuri. Infatti se io decido con tutta me stessa, non mi importa, né cerco approvazione o l'ok all’esterno. Sono in realtà presa a vivermi la decisione con le sue responsabilità e conseguenze. Faccio talmente la mia storia che non ho il minimo interesse a revisionare continuamente la decisione di partenza perché questo significherebbe non viverla a pieno, non darmi al 100%, non apprendere nulla, e una volta finita l’esperienza, non essere in grado di girare pagina in modo sereno ed andare avanti verso ciò che la vita mi riserva perché sotto sotto c’è quel sapore spiacevole di incompiuto.

Quindi uno degli aspetti da considerare, alla radice dello sviluppo della propria vita, è il riappropriarsi della propria autorità interna, che poi sarebbe il proprio potere personale. Non c’è tempo per mettere continuamente in discussione una decisione: ma avrò fatto bene? Tu che ne pensi? È la cosa giusta per me? Piuttosto è il momento di viverla la decisione, di darsi alla vita ognuno con i propri doni personali. O no?

Nel prossimo articolo il tema sarà come riconoscere la propria autorità interna, accorgersi se stiamo decidendo sulla base di un modello educativo che ci è stato utile ma ormai non è più funzionale, come rendersi conto se stiamo vivendo secondo un modello genitoriale e se stiamo facendo la stessa cosa con i nostri figli.

Se volete andare a fondo di tutti i meccanismi condizionati di tutti i centri, è utile il seminario Living Your Human Design - udine dal 28 giugno al 1 luglio. Ci sono 2 insegnanti con due prospettive diverse ma integrate. Semplifichiamo l’informazione, la raddoppiamo nei contenuti, la intensifichiamo con le condivisioni, consegniamo le chiavi pratiche per lavorare nel quotidiano. 

Monica Comar, consulente Human Design System® e LYD Guide

domenica 17 giugno 2018

Perché non riesco a dire di sì.. Perché non riesco a dire di no.. e viceversa

Molto spesso di fronte a una decisione importante, oppure semplicemente di fronte a una situazione in cui ti viene richiesto di dire sì o no, percepisci che si attiva dentro di te un automatismo strano, e osservando il tuo comportamento,ti trovi a fare l'esatto opposto di quello che per te era giusto fare.

Non riesco a dire di no..
Dico sempre sì.. 
Volevo dire di sì ma ho detto no.. 
Volevo dire no, ma ho risposto sì..



Poi alla fine ti senti in trappola di te stesso, come se quella parte che dovrebbe avere voce in capitolo, rinchiusa dentro di te da qualche parte, non riuscisse ad esprimersi. 

La mappa del disegno individua caso per caso la radice dei tuoi meccanismi di auto sabotaggio. Provo a fare un paio di esempi, ma ricordati che i centri del disegno sono nove, che possono funzionare in modalità aperta (bianco) o definita (colorato).. per cui i meccanismi sono diversi centro per centro e possono agire anche in modo sinergico.

Per semplificare farò un'astrazione, considererò solo due dei nove centri e li isolo dal disegno, come se facessi uno zoom. Hanno senso anche se presi singolarmente.. 

Cominciamo con il Centro Sacrale definito. Questo è un centro che è deputato al fare in modo ripetitivo e soddisfacente e al generare. Quando questo centro è definito (colorato), molto semplicemente significa che questa energia per fare e generare è sempre a disposizione, H 24 per intenderci. Senti che ce n'è parecchia e senti che se non fai qualche cosa con tutta quell'energia scoppi. La naturale inclinazione sarà quella di dire di a provare tutte quelle situazioni che ti chiedono di coinvolgerla in qualche cosa. 

In realtà il centro Sacrale, come tutti i centri del disegno, contiene un certo livello di selettività. Ovvero non sei qui per fare ogni cosa che ti passa per la testa, ma sei qui per indirizzare la tua energia in modo proficuo, ma non con la mente, bensì assecondando il suo movimento e flusso naturale. 

Mi va di fare questa cosa e ho l'energia per farlo 
Non mi va di fare questa cosa anche se ho energia a disposizione 
Mi va di fare questa cosa, ma al momento non ho energia per farlo 
Non mi va di fare questa cosa e non ho neppure energia per fare nient'altro.
P.S. Questo "mi va" o "non mi va", "ho energia" o "non ho energia" non è mentale. Ok? E' il corpo che ti comunica queste info mediante il suono sacrale, poi, ma solo poi, a livello mentale puoi decodificare quel suono con le parole che ho scritto..

Tornando a noi.. Spesso dire di a tutto perché c'è tanta energia a disposizione non equivale a investirla in modo soddisfacente. Qualche no ben piazzato evita sprechi, ti protegge da quello che per te è veleno e, cosa molto importante, evita che tu ti trova in situazioni insoddisfacenti o frustranti. Ah, c'è da dire che a forza di trovarsi in situazioni frustranti e insoddisfacenti alla lunga la tua forza vitale si deprime e la vita diventa pesante per cui alla fine finisce pure che ti sparisce la gioia di vivere. 

Dire di no e stare fermi, invece di partire in quarta e dire di a tutto, a volte è la soluzione più intelligente e riconcilia chi ha il Sacrale definito (generatori) con l'attesa. L'attesa non è il nemico supremo, non è una palla mostruosa, è un momento di ricarica, magnetizzazione, intensificazione e preparazione al vero  che ti vuole pronto al 100% quando ci sarà da fare. 

Perché se arriva il tuo momento, ti devi dare, senza badare a spese.. 

Ma cambiamo centro e proviamo ora a spostarci nel Plesso solare aperto. Uno dei meccanismi di auto sabotaggio più aggressivi e convincenti è legato all'illusione che se dici di , puoi esorcizzare la paura e il verificarsi di una qualche ritorsione emozionale negativa nei tuo confronti

ti dico di sì, ma vorrei dirti di no..

Quindi se non dici mai di no perché hai paura della reazione avversa dell'altro, o dici di per la stessa ragione, i tuoi e i tuoi no sono condizionati dalla paura di una reazione che appartiene a qualcun altro e non esprimono una tua decisione, ovvero chi sei. 

Equilibrare il sistema emozionale e in generale la propria emozionalità parte da qui. Riconosco che sono fragile, riconosco che non riesco a dire di no. Perciò mi preparo, provo a dire di no anche se tremo perché i miei nervi nel tempo ne hanno subiti troppi di agguati emozionali.. Oppure dico di tremante perché anche se ho paura e l'altro minaccia aggressioni emotive, io decido di abbracciare la vita.

Quindi i e i no possono avere due funzioni:
  • sono l'espressione di una tua personale, reale, profonda e sentita decisione, non esente da rischi e responsabilità..
oppure
  • sono strategie di compensazione che hai sviluppato quando eri bambino e non sapevi come fare a fidarti di te? 
Sei in grado di riconoscere e gestire questi meccanismi di auto sabotaggio o sei nella situazione in cui te ne accorgi troppo tardi perché ormai hai quell'amaro in bocca, quel senso di impotenza e frustrazione, quella rabbia profonda, quella disillusione dentro che ormai conosci molto bene? 

Monica Comar, Consulente Human Design System e LYD Guide

domenica 3 giugno 2018

La mente crea la realtà usando l'energia del corpo anche se lui non vuole

Noi siamo esseri dai poteri illimitati, siamo creatori di tutto ciò che ci circonda e possiamo creare tutto ciò che la mente, il pensiero cosciente, o consapevolezza mentale che sia, credono di volere per sé - o per noi. Sembra meraviglioso.

Come riesce la mente a fare tutto ciò? Bisogna considerare l'unità di misura con cui opera, ovvero il tempo: passato, presente e futuro. Lei accede a dei dati stoccati in memoria per comprendere - a livello mentale - che ciò che accade "adesso", può essere ricondotto a qualche cosa di simile successo in passato e sulla base di questo, elabora strategie e proiezioni utili per il futuro.

Un possibile limite in questo processare ed elaborare dati, può risiedere nel fatto che ogni cosa che si immagina di realizzare con la consapevolezza mentale cosciente, fa riferimento a ciò che ognuno di noi ha vissuto in passato - un passato che non ci va più bene - quello è il punto di partenza per elaborare e desiderare scenari migliori.

Infatti certe proiezioni di futuri ipotetici e che noi definiamo "migliori" ma troppo distanti dal nostro passato, sono faticosi da realizzare perché devono essere energizzati per riuscire a portarli in una forma. Ad esempio possono essere le emozioni il motore che sostiene il processo creativo, oppure è necessario che sia presente una certa forza di volontà - che è un motore anche lei - o una forza per fare/generare fisica - sacrale - che agisce in modo costante, oppure può esserci questa tensione adrenalinica che spinge.

Da tutto questo deduco che il pensiero non ha energia, non crea nulla se non in sinergia con quella energia che ognuno di noi ha a disposizione nel corpo in modo più o meno consistente.

I 4 motori del disegno


Quindi la mente, il pensiero, quel tipo di consapevolezza mentale che ci caratterizza come specie, può decidere e concretizzare la decisione in una forma solo se trova l'energia disponibile nel corpo, altrimenti non ce la fa a portare a termine il processo decisionale.

E' importante prendere decisioni sulla base di quello che si pensa o crede, così da vedere dove ci conducono, se da tutto questo abbiamo la percezione che la nostra vita si realizzi o no, e se il corpo in seguito è stanco o frustrato o insoddisfatto o addirittura se si ammala.

A volte il corpo non collabora con la decisione mentale e non rilascia la sua energia, fa resistenza. Capita infatti che un proposito mentale non corrisponda a ciò che il corpo vuole, a ciò di cui ha bisogno o desidera.

Capita più spesso invece, che se si asseconda, anzi se si restituisce il potere decisionale al corpo, quello sappia cose che la mente o il pensiero ignora per pura incompetenza o cecità. Tant'è che il pensiero cosciente relega nella sezione "fenomeni inconsci" tutto quello che non conosce e quello su cui non ha controllo, non completamente almeno, ovvero il corpo.

Come si fa a restituire lo scettro del comando al corpo che, tra le altre cose è in grado di gestire centinaia di processi vitali fondamentali in totale assenza di consapevolezza cosciente, tanto da apparire così addirittura più intelligente della mente stessa? Il corpo è così intelligente che passa la maggior parte del tempo a tentare di riportarci in salute tutte le volte che a livello mentale si prendono decisioni che lo compromettono e allo stesso tempo continuare a vivere.

Esiste una informazione esperienziale - cioè esistono persone che ne hanno fatto esperienza e che lo possono testimoniare - che viene trasmessa durante il  Living Your Human Design. Attraverso la comprensione del meccanismo di funzionamento di ogni singola bio-forma - ogni singola bio forma ha il suo modo di prendere decisioni affidabili che funzionano e che ne preservano l'integrità - nel tempo si accende un gusto sopito di che cosa significa avere rispetto per se stessi.

Per chi vuole continuare ad affidare il proprio processo decisionale alla consapevolezza mentale, questa - quella del   Living Your Human Design - non è l'esperienza adatta da fare. Lo è invece per chi si è reso conto che le decisioni mentali non sono totalmente affidabili, che il prezzo pagato è stato alto, che qualcosa nella propria vita non va e che non c'è la sensazione di fare la propria storia.

Nel Living Your Human Design si impara - di nuovo, ma per certe cose anche per la prima volta - a onorare, rispettare e restituire dignità al corpo, luogo grazie al quale facciamo l'esperienza di essere vivi.

Monica Comar, LYD Guide