martedì 28 giugno 2016

Ma se non fai quello che senti che cosa vivi a fare?




Se dovessi fare quello che sento farei questo.. ma non si può fare tutto quello che si sente.. Queste le parole di un Generatore emozionale che ha l’autorità interna nel centro sacrale condizionata dalla consapevolezza emozionale. 

Non solo è difficile avere la percezione di quello che si prova o si sente in una data circostanza, ma una volta che si percepisce e c’è la chiarezza, la spinta, la disponibilità energetica a coinvolgersi, il generatore perché non agisce?

Possibile che si passa da un estremo all’altro? O inizia facendo cose tanto per fare, per utilizzare la sua energia in qualche modo distorcendo il potenziale della vera espressione di se stesso, oppure quando sente di fare in risposta allo stimolo ricevuto non fa.

Non si accorge che è in trappola di se stesso, che è ostaggio della mente che giustifica qualsiasi significativo movimento verso un modo diverso di viversi?

Un altro caso ancora è quello in cui il Generatore vuole cambiare l’altro e far sì che si adegui a sé, alla distorsione in cui è immerso. Invece di allineare se stesso alla risposta sacrale vuole che gli altri cambino a sostegno del suo modello di vita frustrata.

Il potere della mente dove sta in questo gioco perverso?

E’ talmente abituato a essere uno schiavo che prima viene tutto il resto, prima viene un lavoro non soddisfacente che dispone del suo tempo e poi lui stesso.

Mi viene il dubbio che a volte sia meglio non sentire la voce sacrale, troppe cose cambierebbero e forse anche velocemente, si prenderebbero nuove strade, si strapperebbe la ragnatela che obnubila la vista..

Da dove cominciare se non dalla autorità interna che ci appartiene per allinearci di più a noi stessi? Da dove? 

Monica

giovedì 16 giugno 2016

Ho perso i sensi


Agire d’impulso non è la stessa cosa che decidere istintivamente o in modo spontaneo.

Oggi mi sono trovata a gestire una situazione con una persona che io percepisco come un’aggressione continua al mio sistema. Il mio corpo si chiude.

Il canale che definisce la milza è il 26/44, quindi il mio senso di benessere è collegato con il mio ego, un sano egoismo che è in grado di proteggermi da ciò che mi fa male.




Osservando da vicino, il non esercitare la mia autorità interna che è la milza perché magari reagisco di impulso e non in modo spontaneo, automaticamente compromette la forza vitale che è insita nel canale e in qualche modo compromette anche il centro dell’ego. Tant’è che io non riesco a difendermi e non riesco a essere egoista, non totalmente per lo meno.

Dico non riesco, perché nel tempo la distorsione dei centri e dei canali definiti si è radicata profondamente e funziona quasi al contrario, magari agganciandosi al mio centro del plesso solare aperto che non vuole andare al confronto o che ha paura di affermare la propria verità in un onesto vis a vis.

Quello che volevo dire in sostanza, è che perdendo il potenziale della milza, centro che coinvolge tutti i sensi nel percepire il pericolo e nel difendere se stessa, il corpo e la persona in generale vede compromesso il suo equilibrio in un senso molto più ampio rispetto a quello che potrebbe sembrare.

Non agire la propria autorità interna ha delle conseguenze a più livelli su sé stessi.

Perciò recuperare i sensi può essere senz’altro uno dei passaggi principali connessi al vivere il proprio disegno per tutti coloro che hanno quel centro definito, e che quindi hanno uno o più sensi ai quali fare riferimento come autorità interna.

Questo perché ci sono trappole anche nei centri definiti. Ad esempio una persona che è venuta da me per una consulenza e che ha la milza definita e questa è la sua autorità interna, ha tutte le porte attivate tranne, la 44. Questa porta è collegata al senso dell’olfatto e siccome il Non Sé predilige fissarsi sulle nostre aperture, l’olfatto è l’unico senso che questa persona sente acceso, tanto che spesso decide proprio sulla base degli odori che percepisce nell’ambiente in cui si trova.

Quindi, i centri aperti sono naturalmente il modo di espressione della distorsione per eccellenza, ma anche i centri definiti devono essere compresi e accompagnati verso il recupero del loro pieno potenziale.

Monica

#HumanDesign

domenica 12 giugno 2016



If you do not demand respect for what you are... You're never gonna get it. You just won't.

Ra Uru Hu

Come si lavora durante un Living Your Design

Human Desing System®, la scienza della differenziazione individuale


Questo Workshop chiamato Living Your Design, ha lo scopo di risvegliare la percezione dei partecipanti su come il proprio disegno individuale, o mappa genetica, o Rave Chart sia in realtà già qualche cosa che noi agiamo nel nostro quotidiano ma non sempre in modo sano e non sempre in una modalità corretta per noi.

Il disegno per come lo vediamo è un’immagine, ma come può rappresentarci un’immagine bidimensionale? Nella vita il disegno diventa multidimensionalmente attivo, tanto quanto la nostra mente può comprendere il termine multidimensionale.

Noi ci viviamo in uno spazio di percezione mentale o sensoriale o emozionale, siamo energeticamente collegati con il tutto e con gli altri, e in questo scambio di informazioni continuo cambiamo ogni secondo. Una parte di quello che siamo è il collasso di frequenza energetica che noi definiamo come corpo. Siamo veramente complessi, perciò non c’è da stupirsi che se qualcosa si altera da qualche parte, si altera un equilibrio generale ben più grande.

Infatti il segnale dell’alterazione dell’equilibrio lo percepiamo quando sentiamo, e qualche volta non ne siamo nemmeno completamente coscienti, di non vivere la nostra vita pienamente, quando incontriamo stati interiori di amarezza, di rabbia, di disillusione o frustrazione, in generale quando incontriamo ogni forma di resistenza nel nostro procedere. In realtà questo è un segnale positivo, altrimenti saremmo morti e avremmo finito il nostro viaggio, ma significa anche che non stiamo vivendo nel nostro pieno potenziale e che stiamo adottando delle strategie di sicurezza per proteggerci dalla vita.

Con questo seminario piano piano riaffiora la consapevolezza che possiamo viverci nella nostra integrità perché ci accorgiamo di come i vari centri del disegno (i nostri motori energetici, il nostro particolare modo di consapevolizzare ciò che ci accade, le forze di pressione), sono usati in modo da limitare la nostra espressione individuale, come una cattiva abitudine che radicatasi in noi quando non potevamo opporle resistenza agisce secondo una sua logica e un’intelligenza definita.

Sollevare il velo su chi noi siamo è liberatorio, ma onestamente è anche faticoso e molte persone sono esauste dopo che hanno fatto luce sui loro luoghi bui. Ognuno però è in grado di digerire e integrare le informazioni e le prospettive nuove e di cominciare ad applicarle nella vita di tutti i giorni.

Infatti questo è un seminario soprattutto pratico. Oltre alle chiavi per la corretta interpretazione, comprensione e percezione dei nostri movimenti nella nostra vita, riceviamo anche gli strumenti per intervenire nel quotidiano e cambiare il modo in cui abbiamo sempre percepito noi stessi e, a cascata, come ci siamo relazionati con gli altri fino a quel momento.

A tutti gli effetti è una sfida lavorare in questo modo, ma quello che ne emerge è di sicuro un maggior radicamento su chi noi siamo veramente sotto tutti quegli strati di condizionamenti e credenze che caratterizzano la nostra vita.
Monica

E' possibile scaricare gratuitamente la propria Rave Chart sui siti

Quando incontro Human Design..


  • Fase uno. Leggo di tutto sull'argomento, mi informo, mi entusiasmo e qui la mia vita non cambia di un millimetro.
  • Fase due. Comprendo il senso di ciò che leggo cercando il più possibile di non fare collegamenti con il sapere acquisito fino a quel momento. Anche qui la mia vita non cambia di un millimetro.
  • Fase tre. Mi decido a sperimentare con il corpo questa informazione perché ho compreso quanto sono compromesso energeticamente, mentalmente, e chi più ne ha più ne metta. Mi accorgo degli strati di false idee di me sui quali bellamente e incautamente faccio affidamento. Qui la mia vita mi sta addirittura più stretta di prima, se questo è possibile..
  • Fase quattro. Questo progressivo abbandono dei vecchi binari di coscienza e di abitudini distorte crea sempre più spazio per me e per la mia espressione individuale e riporta il fenomeno del condizionamento al suo valore naturale. Ovvero una esperienza di vita che non si fissa nel corpo in attitudini mentali e conseguenti comportamenti rigidi che non mi appartengono in quanto tali, proprio perché provenienti da fuori, perciò in prestito. E qui siamo intorno ai 3, 4 anni di sperimentazione.
  • Fase cinque. Comincio a non prendermela con gli altri per quello che sono, perché in queste condizioni ognuno ha il suo bel daffare per andare avanti e comincio ad occuparmi di me sul serio. Comincio..
  • Fase sei. Meravigliarsi di che cosa cominciamo a intravedere, ovvero chi siamo veramente..
Monica
‪#‎HumanDesign‬

Vedo, prevedo, stravedo



In questo mondo dove tutto è possibile con la forza della mente, dove esiste il libero arbitrio, come mai le persone continuano a chiedere “quale sarà l’esito di questa relazione?” “che cosa succederà se mi metto in rapporti d’affari con questo e quello?”

In realtà non esiste il libero arbitrio, non si ha voglia di decidere per se stessi, perché una volta deciso in integrità poi viviamo la nostra storia, vada come vada.

Se vogliamo risposte prima di vivere un’avventura siamo nella mente e stiamo cercando di compensare delle paure interiori o delle ansie. Se vogliamo sapere come andrà a finire un’esperienza mentre la stiamo vivendo siamo nella mente.

E se stare nella mente implica ansia e paura, forse non è il luogo adatto in cui stare, né tanto meno uno spazio affidabile dal quale decidere perché le sue decisioni, quelle della mente appunto, sono costantemente messe in discussione da se stessa..

Lei è lì per fare domande e le farà sempre. Cerca risposte sul passato, sul futuro e certezze sul fatto se stiamo facendo la cosa giusta nell’adesso o no.


Non ci lascerà mai in pace, non può darci un ok definitivo, non è costruita per questo, il suo potenziale è trovare nuove risposte collezionando dati che derivano da esperienze. Più dati raccoglie, più deve rielaborare dati e formulare nuove risposte.

Invece quando l’autorità interna decide, è deciso, preso, fatta, si va. Finite le storie, le menate.

Quindi a chi mi chiede come andrà il futuro sulla base del proprio disegno, io posso solo dire che non lo so, posso augurargli piuttosto di riuscire a vivere quella data esperienza come se stesso e questo procedere permette l'invio automatico di dati alla nostra mente assetata di nuovi input, e dopo, solo dopo che l’esperienza è finita, potremo dare un senso a quello che ci è successo. O no?

Monica

La relazione tra Generatori e Proiettori

E’ un argomento molto interessante che ci conduce in questa prospettiva e visione del futuro in cui i Generatori sono soddisfatti di loro stessi e i Proiettori, guide naturali, collaborano con loro secondo una proficua sinergia. Un idillio, insomma.



Dopo la lettura individuale in realtà, ci si trova di fronte Proiettori stanchi, intrappolati e coinvolti in storie energetiche, dove hanno perso loro stessi perché sono presi a fare i super Generatori manifestanti, e dall’altra parte Generatori frustrati che provano a fare ogni cosa con la loro energia tranne quello che li soddisfa, o a manifestare tutto quello che gli passa per la testa.

Messi come siamo messi, bisognerebbe rivoltare il pianeta come un calzino per trovare un ipotetico equilibrio e la soddisfazione inerente la realizzazione del Tipo.

Uno dei motivi per cui l’espressione del potenziale di questa bramata sinergia va a fortemente a rilento, è dovuto al fatto che entrambi i Tipi devono riappropriarsi del loro sentire individuale prima di interagire nella forma corretta uno con l’altro.


Quindi basicamente i Proiettori devono recuperare la loro intelligenza smettendo di fare cose con energia che non possono rimpiazzare, e i Generatori devono mettersi in ascolto della loro voce sacrale, spesso muta o atrofizzata e, cosa altrettanto importante, esprimere concretamente la dichiarazione di quella voce.

Personalmente non condivido molto la strategia, che secondo me è mentale, di interpretare il ruolo del Proiettore tout court ostentando comportamenti che sono attribuibili direttamente al tipo, “siccome sono un Proiettore allora ottimizzo questo e quello, siccome sono un Proiettore allora certi lavori li posso fare altri no..”

Dall’altro lato il fenomeno diffuso di Generatori super sensibili, non che non lo siano per carità ma non è questo il punto, che percepiscono l’altro e vogliono guidare la vita delle persone sulla base di quello che sentono, mi mette personalmente a disagio.

Guidare l’energia non significa dire all’altro che cosa fare credendo di sapere quale sia il suo bene, e fin qui, siamo tutti d’accordo.

Infatti un Proiettore non sa come il Generatore deve usare la sua energia in modo soddisfacente. Il centro sacrale scopre se stesso attraverso la sua risposta alla vita e agli stimoli che questa gli offre, perciò il Generatore non conosce in anticipo la risposta sacrale, non ci sono i trailers, per cui figurarsi se un Proiettore può ipotizzare in anticipo una delle migliaia di risposte possibili. Non si può.


Perché dico migliaia? Perché quello che emerge come risposta è un suono o un mugugno che si traduce con un sì o con un no, ma sotto la superficie di questa risposta così semplice si nasconde una consapevolezza differenziata che varia a seconda delle attivazioni specifiche del disegno della persona in questione, frammiste alla sua storia passata, alla sua traiettoria individuale e via dicendo.

La risposta sacrale è imprevedibile e misteriosa, esattamente come la vita.

La buona notizia è che questo benedetto processo può essere attivato e perfezionato attraverso un addestramento, se il Proiettore formula le domande giuste producendo artificialmente questi stimoli rivolti al Sacrale.

Questo è possibile perché ha questo centro aperto e ricettivo che gli permette di percepire che dall’altra parte c’è n’è uno frustrato che non sta funzionando a regime, perché ha fatto un buon lavoro di recupero energetico, e perché ha abbandonato l’idea di manipolare l’altro.

Farà ridere, ma le domande a risposta multipla con il sacrale non funzionano. L’abilità del Proiettore è quella di formularle così semplici e mirate il cui esito può essere solo un sì o un no, sonoro si intende. Dritti al punto. E normalmente si diventa maestri in questo, tanto più ci si mette in silenzioso ascolto dell’altro.

Anche se sente che in quel sacrale che ha di fronte c’è in corso un circo energetico a quattro piste, il Proiettore non è autorizzato a formulare ipotesi, elargire consigli e tanto meno a fare domande se non espressamente richiesto, perciò anche lui deve addestrare se stesso a stare zitto.

Se il Proiettore non sa che cosa è bene per l’altro perché il Generatore non conosce se stesso fino a che non risponde e realizza la risposta, allo stesso modo al Generatore non dovrebbe interessare l’altro perché il suo scopo è scoprirsi attraverso la sua voce sacrale.

Scommetto che chi ha scritto la frase “cerca le risposte dentro di te..” era un Generazione avveduto.

Essendo costantemente identificato con la sua energia sacrale, soddisfatta o frustrata che sia, perché “è” il suo sacrale, il Generatore si trova in uno stato di continua proiezione di sé all’esterno. Non può fare a meno di cercare di rispondere alla sua domanda esistenziale “chi sono io” e si cerca fuori senza sosta proiettando se stesso sull’altro.

Se possiedi un centro definito, lo proietti fuori e sei un fattore condizionante, è meccanico. Altrimenti sei morto e hai finito di proiettare.

Alcune volte mi è successo che dei Generatori proiettassero su di me qualità sacrali che appartenevano a loro stessi, e che verbalmente mi attribuissero una certa modalità di espressione dell’energia sacrale.

Immaginate se un Proiettore credesse e facesse sue quelle parole perché vuole risolvere la sua fragilità interiore di cercare di definirsi a livello di energia sacrale perché non si sente abbastanza energetico o forte.

Oppure immaginate il Generatore che sta proiettando se stesso all’esterno credendo di guidare l’altro perché non sa in che altro modo trovarsi solo perché non ha la pazienza di aspettare lo stimolo o la domanda.

La sottile psicologia che c’è sotto, ma è una mia opinione, potrebbe essere che, vista l’imprevedibilità della risposta sacrale, questa insicurezza e paura di non avere la possibilità di esprimere se stesso attraverso l’uso della propria energia sacrale è esorcizzata cercando di guidare l’altro, così, per sentirsi intimamente più sicuro.

Infatti, la risposta sacrale e le sue implicazioni energetiche non vanno d’accordo con le parole “controllo” o “pronostico”, tanto che quando l’energia sacrale è finalmente libera di esprimere se stessa è presa nel flusso del suo fare, e il resto è vita, come si suole dire.

Non ci bastava l’inversione dei ruoli tra maschio e femmina, pure tra Tipi. Certo che siamo strani noi umani..
Monica


Il potenziale del Proiettore (Step 2)



Tempo fa ho pubblicato un post dal titolo “come il Proiettore può recuperare il proprio potenziale”, step uno. Ebbene siamo arrivati allo step 2.

Piccole pillole che derivano dalla mia personale sperimentazione sul campo di che cosa significa vivere il proprio disegno come Proiettore, appunto.

L’altra volta ho scritto della stanchezza che scivola nell’esaurimento fisico. Non è uno scherzo, e se ci pare di farcela, e fisicamente magari ce la facciamo, in realtà il continuo abuso della forza vitale che abbiamo perché ci ostiniamo a comportarci come un tipo energetico ha un lato ombra.

Guardiamo a una carta di un Proiettore, non c’è il centro sacrale definito. Significa non avere accesso in modo consistente all’energia del fare, la forza che crea e moltiplica se stessa. Non c’è, ne possiamo beneficiare grazie al condizionamento, ma non per usarla fine a se stessa per fare, bensì per sentire come il nostro corpo la riceve e com’è usata dal legittimo proprietario.

E’ un film completamente diverso vero? Però è così, è funzionale al senso del nostro esistere come tipo non energetico su questo pianeta.

Perciò se stiamo una vita intera in un campo generativo sacrale “all day long”, come diceva la canzone, siamo marionette in mano all’energia. Senza il dovuto allontanamento e percezione interiore che è una forza cui non abbiamo accesso se siamo da soli con noi stessi, non può accadere nulla di nuovo.

Il nuovo sarebbe arrendersi a chi siamo e dirsi onestamente “per quanto posso, smetto di fare il generatore super energetico” Ma perché smettere?

Perché altrimenti non c’è accesso all’intelligenza del corpo che necessariamente deve acquisire una speciale sensibilità, ovvero accorgersi con una certa precisione che dell’energia che non ci appartiene sta entrando nel nostro sistema oltre a essere in grado di distinguere che tipo di energia sta entrando.

Perché una volta che l’energia è dentro, diventiamo quella, non c’è storia, la amplifichiamo, e devo dire che lo facciamo con grande abilità.

La fase successiva sarebbe quella di riconoscere se quell’energia è ok per noi, e se oltre alla nostra stanchezza e tossine energetiche varie, dobbiamo pure incamerare altra roba tossica, oppure, nel migliore dei casi, se riceviamo quell’energia dell’altro sotto forma di disponibilità a darsi, che è il prezzo con cui scambiamo la nostra intelligenza e sofisticatezza del sistema di percezione.

.. Ma non è possibile che io smetta di lavorare da un giorno all’altro e non faccia nulla.. come vivo?

Vero. Però il processo di decondizionamento è favorito se ci allontaniamo dall’energia per un po’, o per quanto è possibile. Per noi non c’è potenziamento se non possiamo accedere alla nostra forza vitale, i canali definiti nel disegno, e questo accade solo se affiniamo la percezione, il che non accade se siamo impegnati ad amplificare e fare.

Piccola nota tecnica, nessuno, dico nessuno dei canali di un disegno di un Proiettore contiene energia sacrale, però ogni canale che è definito in un disegno di un Proiettore serve ad amministrarla, che è un’altra storia ancora.

Come mi capita di dire ai seminari Vivi il tuo Disegno (Living Your Design), il Proiettore perde la sua intelligenza e diventa idiota se si ostina a fare l’energetico, a vederlo sembra perfino stupido, goffo, fino a sfociare nella manipolazione dell’altro e nel risentimento per il fatto di vivere una vita d’inferno. Brutto, brutto da vedere..

Il processo di decondizionamento si compie a piccoli passi e varia caso per caso. Ogni “no” al vecchio procedere implica sforzo interiore e richiede supporto. Infondo noi proiettori come “ipotetiche” guide energetiche, che cosa guidiamo a fare se non siamo in grado di guidare noi stessi, specie nei momenti di manovre energetiche interiori?

Non ci sono mezzi risvegli, non ci sono mezzi accessi alla propria intelligenza, non ci sono mezzi inviti perché mi sono decondizionato per metà. Non funziona così.

Il punto è che prima di sperare, o desiderare, o volere un invito, un Proiettore deve entrare in contatto con le qualità che possiede e che sono le definizioni del suo disegno. Così si riconosce e per lo meno si accorge quanto in profondità ha sepolto se stesso.

Personalmente ad alcune qualità che leggo nel mio disegno non ho ancora liberamente accesso, vuoi perché sono inconsce, vuoi perché le strategie di protezione che ho adottato per proteggermi dall’energia e dai condizionamenti mi hanno nascosta talmente bene che manco io mi trovo.

Infatti, non basta leggere una carta e consapevolizzare di avere una qualità specifica contenuta in un canale e pensare di avercela fatta! O peggio decidere mentalmente di agirla.

Piuttosto accade che se molliamo un po’ di zavorra energetica succede che le nostre qualità, che sono qualità profondamente condizionanti a livello aurico, creano le giuste sinergie, contesti e circostanze per agirle. Ma in questo movimento non c’è nulla di strategicamente stabilito. Accade da sé.

E’ chiaro che sapere che certe qualità ce le abbiamo almeno sulla carta, un po’ ci rilassa.. Ci aiuta a capire dove siamo o dove non siamo, così da poter comprendere chi è l’altro che abbiamo incontrato e che ruolo riveste in quello specifico momento della nostra vita, se c’entra veramente con noi e con la nostra traiettoria. Continua..

Il prossimo step ha a che vedere su come possiamo resistere alle pressioni esterne che ci vogliono come eravamo prima del processo di decondizionamento, e alle pressioni del nostro sistema di credenze interiori.
Monica

Io voglio



Chi ha un centro del cuore definito ha accesso alla forza di volontà in modo definito. Non è sempre disponibile, ma se c’è l’accesso, il modo in cui si esprime è riconoscibile, come la propria sigla su un documento. Questo in realtà vale per tutta l’informazione che si libera dai centri definiti una volta che la persona vive se stessa e la sua vita.
Quello che mi ha colpito mentre procedo nella mia sperimentazione è che questo centro quando vuole, a volte vuole così tanto, e così fortemente, da spaventare se stesso.
Quello di cui mi sono accorta, invece, confrontandomi con chi come me ha l’ego definito, è che non si permette di sentire quanto vuole. Anzi, se vuole si sente in colpa, allora abbassa la testa in modo falsamente umile e afferma al suo essere che volere così fortemente non va bene o non è importante, e alla fine non vuole più.

Non sono qui per parlare delle distorsioni di una volontà accecata e condizionata magari da odio e violenza. No, parlo del volere, del volere qualche cosa per sé nello spazio di quello che è lo spazio personale.
Negare questa forza o reprimerla perché il termine egoismo è completamente stravolto nel suo significato, in questo caso significa negare se stessi, è qualche cosa che lede l’integrità e il senso d’identità personale a un livello profondo e sottile. Ma può essere qualcosa di peggio. Può essere ad esempio che la forza della vita per mostrare se stessa ha bisogno di quella forza di volontà che quell’essere umano incarna, ma la paura, il senso di colpa, i sistemi di credenze radicati prendono il sopravvento e un uomo non solo non esprime se stesso, ma nemmeno la vita che vuole esprimersi attraverso di lui.
A questo punto capisco come mai la distorsione di questo centro è moltiplicata. Da una parte il centro aperto che cerca di fare qualsiasi cosa per dimostrare di avere un valore, dall’altra il centro definito che fa ogni cosa per dimostrare di non averne, quindi non alza la testa, non afferma a voce alta “io voglio”, perché dietro all’espressione della forza di volontà individuale c’è la colpa e magari qualche giudizio bigotto.
Non dire a voce alta “io voglio” significa soffocare una forza, quando correttamente stimolata si intende, che è insita dentro di noi. Alla lunga il valore personale ne rimette, oltre al nostro stesso cuore. Se vali lo devi dimostrare, se vuoi lo devi palesare. Altrimenti tu perdi il tuo valore, prima ai tuoi occhi e poi all’esterno. Perché tu sai che ti stai negando qualche cosa e gli altri lo vedono e lo sentono.
Non ci sono segreti nella vita, prima o poi tutto viene a galla, è il nostro stesso organismo che non tollera il segreto e trova mille modi per esprimere la verità, chi siamo e la vita. E’ un uomo che ha perfezionato lo strumento delle costellazioni per riportare alla luce segreti di nostri antenati. E’ solo questione di tempo e di modi, tutto qua.
Non si guadagna punti per il paradiso se si sacrifica te stessi perché il nostro volere può ferire un altro, oppure perché in un delirio di magnificenza egoica, qui sì che l’ego diventa narcisista, si mette l’altro prima di se stessi per dimostrare quanto si è grandi. 
Ci sono dimostrazioni e dimostrazioni..

È vero, il centro del cuore è generoso, quando è pieno del suo valore è generoso, ma non si sacrifica, altrimenti è un falso dare perché sta donando all’altro il sacrificio, non sé stesso, e questa è la sua ombra perfida, la falsa generosità.
Monica

Oddio che ansia!


Una delle modalità con cui percepiamo e consapevolizziamo tutto ciò che ci accade, ci è accaduto o crediamo ci accadrà, è attribuibile al centro di consapevolezza mentale, sostenuto e alimentato dalla pressione delle domande.

Ma la consapevolezza mentale ha un orientamento temporale, è rivolta sempre al passato, al futuro o al presente. È orientata nel tempo e si muove su una linea retta per sentirsi al sicuro.

Alcuni significati di eventi accaduti nel passato non sono immediatamente raggiungibili, sia perché implicano la comprensione di un numero considerevole di variabili, sia perché il passato è passato, oppure molto semplicemente perché non ci sono risposte che hanno un certo valore, o se ce l’hanno, potrebbe essere che a noi non ce ne importi niente, o che addirittura non siamo in grado di coglierne il valore..

Riguardo al futuro, anche qui le variabili da prendere in considerazione per stimare l’accadere di un evento sono veramente molte. Una previsione per essere scientificamente accurata deve considerare più elementi possibili, talmente tanti che una mente singola non li può umanamente contenere tutti. Se poi in questo calderone dello sconosciuto inseriamo anche variabili mai considerate prima perché non note, e il fatto che il termine previsione contiene in sé l’elemento “x”, ovvero l’incertezza di qualche cosa che deve ancora accadere.. si sente che l’ansia cresce.

Nel migliore dei casi possiamo fare una buona approssimazione di quello che potrà accadere, ma questo pregiudicherebbe il presente, o per lo meno la modalità di viverlo secondo i parametri della stessa previsione sui quali interverremmo senza ombra di dubbio perché per la mente nulla è perfetto così com’è..

L’adesso non esiste. Pare. Ogni cosa che ci accade è percepita dai nostri sensi o consapevolizzata un attimo dopo che è accaduta, viene elaborata e filtrata e provoca dentro di noi una reazione, ovvero una percezione, che è collocata nel tempo già nel passato rispetto all’avvenimento in questione.

Di fronte a queste semplici considerazioni, in effetti un poco di ansia emerge, per cui i tentativi di cercare risposte nel passato riguardo a quello che sappiamo o non sappiamo adesso, così da poter prevedere e strategicamente organizzare la nostra vita in modo controllato nel futuro, sono quasi giustificati e naturali. 
Evidentemente se queste qualità mentali ci sono, a qualche cosa serviranno, ma non per decidere per noi stessi, perché sotto sotto tendono a compensare stati di ansia, se non paure radicate.


La strategia e l’autorità che sono sempre nostre, invece, riescono a tenere botto in modo veramente encomiabile all’ansia e alla paura. Sfidano tutto quello che è sconosciuto, e non solo, contemporaneamente creano una base solida e interiormente affidabile sulla quale sostenere in modo creativo, inteso come non distruttivo, la propria vita.
Interessante vero?
Monica

Pulizie di primavera, la vera dieta Detox


Mi è venuta in mente un’analogia molto interessante in questi giorni. Sto facendo un trattamento detossinante da metalli pesanti e tossine alimentari, pertanto il mio occhio interiore è puntato sul mio corpo, come reagisce e di che cosa ha bisogno.

A mano a mano che procedo lungo questo percorso, mi accorgo che ho smesso di alimentarmi di certi cibi, che sono più attratta verso cibi nuovi, che le cattive abitudini alimentari stanno “lentamente, ma sicuramente” cambiando, come ama dire P. Schoeber ai corsi di formazione quando parla dei processi di trasformazione avviati con il decondizionamento, e il mio corpo sta meglio.

Dall’altro lato è veramente sorprendente quanto l’abitudine alimentare, anche se non è una buona abitudine, per questo corpo almeno, per altri non lo so, sia come una vecchia maglietta cui sono affezionata, ha un buchetto lì, uno là, è lisa, ma infondo l’amo, perché mai dovrei liberarmene?

E’ quello che un po’ succede applicando la Strategia del Tipo. All’inizio mi pareva strano, ma poi nel tempo mi sono accorta che stavo semplicemente riportando a uno stato di salute non solo il mio corpo, ma anche il mio spirito.



Le tossine alimentari o energetiche le abbiamo tutti lo so, e nonostante ne sia consapevole, è faticoso liberarsene, oltre ad essere un processo lungo se fatto in forma consapevole. E come dico io “mente chi afferma il contrario”. Di conseguenza viene più naturale perseverare in uno stile di vita che si è assorbito in un momento della vita in cui non puoi fare altro che cuccarti le cose in religioso silenzio. Sai che quello stile non ti appartiene fino in fondo, ma che ci puoi fare? I grandi sapranno queste cose meglio di me, no?



La cosa interessante dell’intossicazione energetica è che fino a che non cominci a disintossicarti almeno un po’, non ti è concessa nemmeno la percezione che sei intossicato. A livello mentale sì, lo sai, ma sentirlo con tutto il tuo essere e percepirlo con quello che si può chiamare “consapevolezza individuale” è un’altra cosa.

Non scrivo questo per ricevere complimenti oppure frasi del tipo “sì, sì, figurati”, non me ne importa niente.

Quello che importa è che disintossicarsi, decondizionarsi, è possibile, e che accade se si ha la pazienza di informarsi che cos’è l’inquinamento energetico*, qual è la strategia del proprio Tipo, e soprattutto di mettersi nelle condizioni di sperimentare il più possibile questa benedetta “Strategia” non demordendo di fronte ai periodi di stallo in cui nulla succede e tutto appare come è sempre stato.

La stasi è ciò che appare all’inizio, lungo il percorso, e dall’esterno, ma in realtà è in atto un processo più sotterraneo e molto profondo che ha i suoi tempi soggettivi per manifestarsi perché ognuno di noi è stato investito e intossicato in vario modo da queste tossine energetiche, appunto..

Quello che si scopre a un certo punto, invece, è proprio un altro stato dell’essere che non riusciva né poteva esprimersi perché trattenuto da un groviglio di abitudini non sane che alla lunga è diventato una prigione asfittica. Che visione orribile, vero? Io mi sentivo, così, imprigionata da ansie profonde, manie di controllo di tutto e di tutti, giustificazioni a volte un po’ puerili per mantenere in piedi status quo improbabili, tutto per la paura dell’ignoto, quando l’ignoto ero io.

E se leggere belle frasi mi dà sollievo per un attimo, sono le decisioni e le azioni prese nel rispetto di me stessa che fanno la differenza nella mia vita perché assecondano un movimento energetico interiore che deve trovare espressione ed essere coerente anche al di fuori di me.

Questo conduce “lentamente, ma sicuramente”, là dove devo andare.

(*) Condizionamento energetico ricevuto in forma inconsapevole che si è trasformato da potenziale (alimento nutriente) a inquinamento (cattiva abitudine).
Monica