martedì 13 settembre 2016

Caro Proiettore ti scrivo..


Gli altri non sanno chi sei perché tu non ti sei mai mostrato per chi sei, ti sei dimenticato di te perché così è stato più facile e meno doloroso, in apparenza. Ti sei adeguato, ti sei conformato e adesso ti vergogni, temi il giudizio, ti senti in colpa quando ti permetti di essere stanco e non ce la fai a smettere di fare.

Il primo nemico non è l’altro, sei tu. Tu che sei un essere che non ha forza fisica da mettere in mostra, ma che ha un’intelligenza specializzata, tu che hai sempre ottenuto quanto gli altri, pur non avendo la stessa struttura fisica di chi dispone del proprio vigore in modo consistente. Tu che hai iniziato e manifestato perché così si è sempre fatto e che sei diventato sordo anche all’amarezza, il modo che ha la tua essenza profonda di riconoscere che ciò in cui sei immerso non fa per te. Tu, abituato ad essere inghiottito fino a esserne svuotato, da rabbie e frustrazioni non tue.


Disturbatore della quiete energetica degli altri con i tuoi tentativi infelici, patetici e irrispettosi di catturare attenzioni, abile manipolatore e stratega dell’energia, hai vissuto sia il suo blasfemo spreco, che l’avarizia di non riuscire a lasciarla andare anche se non è quella corretta per te, perché hai paura di morire, di non stare in piedi, e l’inconsistenza diventa una fragilità invece che un potenziale.

Tutto preso a capire chi sei e perché le cose non vanno, invece di cominciare a guardare fuori dove sei, con chi sei, incapace di dire di no, di ritirarti nel tuo silenzio per capire che cosa sta succedendo alla tua vita.

Hai perso la sensibilità di percepire quando è il momento di dire basta, di ritirarti per essere in grado di rigenerarti quando i veleni degli altri intossicano il tuo essere. 

Così se ne va anche la possibilità di coinvolgerti con chi ti vede per quello che sei perché ti ostini a rimanere con chi pretende da te cose che non puoi dare o vuole offendere e mutilare il tuo pensiero e la tua visione.. E tu ostinato, cocciuto, stupido, sei tutto preso a cercare di fargli cambiare idea.

Non sai quanto può essere trascendente e quanto ti può far respirare il lasciar andare ciò che ti respinge..

Dentro al mondo, ma sempre un po’ fuori di esso, non direttamente partecipe della vita ma osservatore curioso, con questa percezione interiore di non poter mai veramente prenderne parte in prima persona, perché questa volta non serve..



By Monica Comar, LDG, Splenic Projector